Scoperta la prova: Eleanor Rigby era una lavapiatti

All’asta per 500mila dollari un documento che certifica l’esistenza della protagonista della celebre canzone

Chi era Eleanor Rigby, protagonista di uno dei brani più celebri e colti dei Beatles? Chissenefrega, dirà qualcuno; questione di lana caprina, penseranno altri. Ma l’agiografia del rock si pasce di queste storie che si trasformano in leggenda popolare. Comunque Eleanor Rigby è un personaggio realmente esistito; e la prova, messa a disposizione da Paul McCartney, andrà all’asta il 27 novembre a Londra per beneficenza. Si parla di una cifra astronomica, più di 500mila dollari, per costruire un centro di musicoterapia.
La prova da mezzo milione è un fogliettino datato 1911; una specie di ricevuta con cui il comune di Liverpool pagava i servizi di una lavapiatti e cameriera 16enne, tale Eleanor Rigby appunto, che lavorava nella cucina dell’ospedale Parkhill. Non si sa esattamente quando McCartney sia entrato in possesso dello storico documento, ma sembra che lo abbia donato nel 1990 a Annie Mawson, che alla guida della Sunbeam Music Trust usa la musica per aiutare i bambini in difficoltà. «Scrissi a McCartney per raccontargli il mio lavoro in una scuola speciale in Cumbria - dichiara la Mawson -, uno dei ragazzi era autistico e ossessionato dai Beatles. Così gli insegnai a suonare al piano Yellow Submarine, che lo fece uscire dal suo mondo isolato. Volevo crare un centro di musicoterapia e chiesi aiuto a Paul. Mesi dopo ricevetti una sua lettera con questo documento. Sentii di aver in mano un pezzo di storia». Ora bisognerebbe capire come mai il foglietto sia rimasto nascosto quasi vent’anni prima. La leggenda di Eleanor Rigby tiene impegnati i beatlesiani da sempre. Il documento di oggi si collega direttamente con la Eleanor Rigby che riposa nel cimitero di Woolton (nata nel 1895 e morta nel 1939, quindi nel 1911 avrebbe avuto proprio 16 anni), poco lontano da dove Lennon e McCartney s’incontrarono per la prima volta. Tutti i pezzi del puzzle combaciano, sennonché questa Rigby non era affatto sola, ma aveva un marito e dei figli. Ma poi, a rinvigorire la tesi, in quel cimitero riposa anche tal McKenzie, citato nel brano come Father McKenzie. Dettagli? Coincidenze? McCartney, che ha scritto il pezzo (Lennon poi ne ha rivendicato il cinquanta per cento) ha sempre negato un collegamento con quei personaggi. Anzi, ha sostenuto che per il nome Eleanor si ispirò all’attrice Eleanor Bron (che fra l’altro recita nel film Help uscito l’anno prima) e per il cognome a un vinaio di Bristol. Solo in seguito ammise che quel piccolo cimitero (diventato nel frattempo oggetto di culto per i fan) «avrebbe potuto inconsciamente influenzare la sua ballata».
Eleanor Rigby, un brano dalla complessa costruzione orchestrale, lontano dagli stilemi beat, uscì come 45 giri in coppia con Yellow Submarine (considerati entrambi «lati A», cioè pezzi da classifica quando i dischi avevano un lato A forte e un secondo che non ascoltava nessuno) e sull’album Revolver. Esistita o no, Rigby vive nel cuore di tutti gli appassionati di rock, e Liverpool le ha dedicato una statua a pochi metri dal Cavern, il locale che lanciò i Beatles. Più reale di così...