La scoperta di Visco: "Tasse mai così alte dal dopoguerra"

Il viceministro: "Impensabile fare ricorso a nuove tasse". Poi scarica sulle Camere: "Sulla spesa corrente più che il governo è il parlamento a dover decidere di tagliare"

Roma - Visco se n'è accorto. Dopo che proteste e lamentele sono arrivate dappertutto, dev'essere stata l'illuminazione del verduriere sotto casa. "A mini', ma quanto so' alte 'ste tasse!". Il viceministro se n'è accorto e stamattina in commissione Finanze al Senato ha detto finalmente la verità: "La pressione fiscale in Italia ha ormai raggiunto il massimo al dopoguerra. Impensabile fare ricorso a nuove tasse". Secondo Visco, però, il pareggio di bilancio è a un passo, anzi, a una manovra di distanza, quella eventuale dell’anno prossimo.

Tocca al parlamento "Rispetto agli strumenti che il governo può utilizzare - puntualizza Visco - la pressione fiscale, che ha raggiunto livelli pressoché ineguagliati nella storia del dopoguerra, non può essere più incrementata. Quanto alla spesa corrente, viceversa - aggiunge - più che l’esecutivo sarà il parlamento a dover individuare le misure per eliminare la spesa corrente improduttiva e ridurre drasticamente gli sprechi".

I conti dello Stato Visco rivendica al governo il merito di aver riportato sotto controllo le dinamiche dalla finanza pubblica. "L’uscita dalla fase di emergenza dei conti pubblici, nella quale versava il Paese all’avvio della legislatura e che giustificava ampiamente la terapia d’urto posta in essere l’anno scorso - sottolineato -. E' stata conseguita grazie a una crescita importante e strutturale del gettito erariale, a sua volta derivante da un sostanziale mutamento delle aspettative dei contribuenti". Ora il risanamento è a portata di mano. "Non vi è dubbio - conclude - che, ricorrendo a un’ulteriore manovra correttiva nel prossimo esercizio, potrà essere conseguito l’obiettivo del pareggio di bilancio".