Scoperti 60 videopoker truccati

Alessia Marani

Videopoker truccati. Nonostante le nuove leggi, i nuovi terminali a norma che prevedono solamente vincite in consumazioni e giocate massime da 0,50 centesimi. Nonostante costruttori e concessionari assicurino che le «slot-machines» da bar siano a prova di «sabotaggio». Invece, le Fiamme gialle della capitale, sulle orme di un’inchiesta avviata a Biella, hanno appena sequestrato almeno 60 «macchine infernali». Bastava digitare un codice segreto, oppure fare girare su se stesso un posaceneri collegato ai chip interni, o meglio bastava al gestore spingere un pulsante da uno speciale telecomando per trasformare semplici e innocenti videogiochi in insaziabili macchinette «mangiasoldi». Solo a Trastevere la Guardia di finanza del comando provinciale di via Nomentana ne ha «pizzicate» e sequestrate ben sette. Una ventina i titolari delle licenze denunciati per favoreggiamento al gioco d’azzardo. Un’operazione scattata dopo numerosi appostamenti, intercettazioni, prove filmate da microcamere piazzate all’interno di sale giochi e circoli privati. I berretti verdi scoprono che dietro a innocue sfide di «Formula 1» o di «Virtua Soccer» si nascondono pericolosissimi poker «senza vela». «Un baratro - spiegano i finanzieri - in cui precipitano giocatori di ogni tipo: disoccupati, impiegati, professionisti, casalinghe, minorenni. Tutti pronti a puntare quote sempre più alte, a sfidare il congegno elettronico che è già tarato per avere la meglio». Insomma, zero chance per gli irriducibili del videopoker. Un business milionario. Non a caso «batterie» della mala da anni se ne contendono la piazza. «Una macchinetta messa in un esercizio pubblico - dicono gli inquirenti - spesso significa pizzo ed estorsione. Molti sono costretti volenti o nolenti a sistemare nei propri locali macchinette manomesse dietro richieste a dir poco «insistenti». Certo, però, è anche vero che gli ingenti guadagni in nero fanno gola a molti». I berretti verdi hanno ispezionato oltre cento tra bar, circoli e sale ricreative dell’area del centro storico e della cintura sud di Roma. I gestori accordavano ai giocatori sia la possibilità di effettuare giocate di valore superiore a quello consentito per ogni singola partita, sia quella di convertire le vincite in denaro. I sequestri, nell’80 per cento dei casi, sono avvenuti in bar; per il resto in bische e associazioni accessibili solo ai soci.