Scoperto discount delle auto di lusso

La truffa scoperta dalle Fiamme Gialle: società «carosello» per non versare l’Iva

Stefano Vladovich

Sette persone in manette, 83 denunciate, beni mobili e immobili (fra cui tre ville e una palazzina di sei piani in costruzione) per un valore di 16 milioni di euro, sequestrati. Un’indagine difficile quella avviata dalla Guardia di Finanza di Pomezia e coordinata dal procuratore capo Silvano Mazzetti e dal pm di Velletri Giuseppe Travaglini ma che ha smantellato decine di società fantasma ideate attorno alle imprese «madri» per evadere il fisco. L’attività principale? Vendita di auto di lusso: dalla rossa di Maranello a Porsche, Lamborghini, Maserati, Bentley, Mercedes. Fra i manager delle società l’ex calciatore di serie A, Francesco Moriero, che ha indossato, tra le altre, la maglia della nazionale, della Roma, di Inter e Napoli. Secondo gli inquirenti un sodalizio criminale che ha sfruttato per anni il sistema ben collaudato della frode «carosello», società simili alle scatole cinesi nate al solo scopo di nascondere allo Stato le attività (e gli utili) per non pagare tasse.
«La maggior parte dei veicoli - spiegano le Fiamme Gialle - venivano acquistati in Germania, Olanda, Belgio e Austria senza versare l’Iva. Come? Emettendo fatture false o intestate a società inesistenti ma saldamente in piedi nel momento della cessione dei mezzi alle imprese madri. Queste, a loro volta, a fine anno dichiaravano (falsi) bilanci in rosso o, addirittura, vantavano crediti d’Iva, in teoria assolta dagli importatori di copertura». Un’inchiesta nata con un controllo su una società di Pomezia. Da questa i «segugi» dei baschi verdi bussano alla porta di una seconda impresa, di Ardea, strettamente collegata all’altra e amministrata da A. U., 36 anni, fratello dell’ex sindaco di Ardea.
Settimane di intercettazioni telefoniche e ambientali portano al blitz nel cuore amministrativo dell’intera associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Quintali di bolle, fatture e, soprattutto, movimenti bancari passano al setaccio dagli investigatori. «Il meccanismo è semplice - continuano i finanzieri -. Il fornitore straniero delle autovetture emette fattura nei confronti di una delle società italiane interposte (cartiera), che di conseguenza avrebbe l’obbligo del versamento dell’Iva. La “cartiera” rivende, solo cartolarmente, i veicoli alla società realmente operativa. Questa ottiene, così, la detrazione d’Iva sugli acquisti effettuati con il vantaggio di non risultare direttamente interessata all’operazione di compravendita. Il debito d’imposta resta a carico della «cartiera», la società fittizia che, manco a dirlo, a operazione conclusa scompare. Per dare una parvenza di legalità all’intera struttura, i flussi finanziari seguono a ritroso la filiera, per arrivare al fornitore straniero solo dopo una serie di bonifici bancari. Tanto per confondere la Finanza e far perdere le tracce del reale acquirente. La conseguenza del meccanismo? Che gli autosaloni, non pagando tasse (24 i milioni di euro evasi), abbattono i costi e riescono a immettersi sul mercato con prezzi competitivi, alterando gli equilibri commerciali. I clienti? Avvocati, medici, registi, attori e calciatori professionisti.