Scoperto l’enzima che permette al virus Hiv di propagarsi

Dopo una caccia durata vent’anni, oggi è finalmente nota la complicatissima struttura dell’enzima chiamato integrasi, una delle principali armi che il virus Hiv responsabile dell’Aids utilizza per diffondersi nelle cellule. Lo studio è stato condotto in collaborazione fra Gran Bretagna e Stati Uniti: dall’Imperial College di Londra, con fondi del Medical Research Council, e dall’università di Harvard, con fondi dei National Institutes of Health. Utilizzando la tecnica della cristallografia, i ricercatori sono riusciti a ricostruire la struttura tridimensionale dell’enzima chiamato integrasi, l’arma che il virus Hiv utilizza per «impadronirsi» della cellula. In pratica attraverso l’integrasi il virus dell’Aids integra il suo patrimonio genetico con quello della cellula. «È un risultato molto buono e positivo, che permetterà di migliorare ulteriormente i farmaci», osserva Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità. Oggi esistono farmaci anti-Aids che hanno come bersaglio l’integrasi: «Sono stati trovati empiricamente perché non si conosceva la struttura complessa di questo enzima», dice l’esperto. Adesso le nuove conoscenze di questa arma fondamentale del virus Hiv, secondo Vella «potrebbero favorire la messa a punto di inibitori dell’integrasi ancora più precisi e sicuri e con minori rischi di resistenze». Sarà possibile sia capire meglio come funzionano i farmaci oggi disponibili, sia renderli più efficaci. Il risultato è il frutto di 4 anni di lavoro durante i quali sono stati condotti oltre 40.000 test su un virus con un enzima molto simile all’integrasi dell’Hiv. Dopo avere fatto sviluppare in laboratorio sette diversi tipi di cristalli i ricercatori ne hanno analizzato la struttura tridimensionale con la macchina di luce di sincrotrone britannica presso il Diamond Light Source. Quindi hanno immerso i cristalli in soluzioni ottenute da due diversi tipi di inibitori dell’integrasi ed hanno osservato per la prima volta il modo in cui questi farmaci si legano all’enzima e lo bloccano.