Scoperto un mare pieno di pesci sconosciuti

Nell’«epicentro della biodiversità» c’è anche lo squalo che cammina sulle pinne

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Un paradiso nascosto dove centinaia di specie sconosciute di pesci rischiano l’estinzione è stato scoperto da ricercatori americani al largo delle coste orientali dell’Indonesia. Si tratta di una vera e propria riserva non protetta di 18 milioni di ettari di mare nel Triangolo dei Coralli fra la Nuova Guinea, le Filippine e le isole Salomone.
Fra le nuove specie scoperte ci sono otto tipi di gamberetti, venti coralli e 24 pesci fra cui un tordo di mare che cambia colore per piacere di più alle femmine e due squali con le spalline (come i militari) che camminano sulle pinne. «Queste creature incredibilmente belle - ha spiegato Roger McManus, un ricercatore del Conservation International di Washington che ha partecipato alla spedizione - camminano sui pettorali aiutandosi con le pinne. Passano molto tempo sul fondale dando la caccia a granchi, cozze e a tutte le creature che vivono tra la sabbia». Nel più ricco habitat sottomarino del mondo, definito l’epicentro della biodiversità del pianeta, i ricercatori hanno catalogato 1.200 specie di pesci e 600 coralli. Basti pensare che nella Grande Barriera Corallina australiana, che vanta un’estensione dieci volte superiore, ci sono 1.464 specie di pesci e 405 tipi di coralli, mentre ai Caraibi le specie di pesci sono circa mille, ma ci sono soltanto 58 qualità di coralli. Secondo il Census of Marine Life, associazione cui partecipano 70 Paesi che ha l’obiettivo di catalogare tutte le specie marine entro il 2010, negli oceani sono state identificate 217mila specie. Le creature scoperte nel Triangolo dei Coralli, però, sono a rischio di estinzione. I pericoli, spiega il capo della spedizione Mark Erdman, vengono dall’aumento delle grandi barche da pesca che rastrellano la zona e dalla pesca con la dinamite e col cianuro praticata dagli abitanti. Quest’ultimo sistema provoca danni inestimabili anche ai pesci che non vengono raccolti, ed è stato adottato in seguito alla richiesta del mercato cinese di cernie ed altre creature marine che vengono acquistate a patto che siano vive. La dinamite e il cianuro permettono ai pescatori di immobilizzare per qualche decina di minuti un determinato numero di pesci e di raccogliere quelli che hanno un mercato, ma lascia come scarto pesci squartati o avvelenati. Un altro problema è l’inquinamento provocato dagli scarichi in mare delle miniere della regione di Papua in Nuova Guinea. «La barriera corallina di Papua - ha spiegato Mark Erdman - è una “fabbrica di pesci”, ma deve essere protetta. In ciascuna delle sei zone di ricerca, grandi ognuna come due campi da calcio, abbiamo visto 250 specie di coralli intenti a costruire una barriera».
Il prossimo anno gli scienziati marini torneranno nel Triangolo dei Coralli per continuare la catalogazione delle specie. Nel frattempo hanno iniziato a fare pressione sul governo di Giacarta affinché estenda la zona destinata a parco nazionale. Uno dei problemi sarà la zona di accesso per le barche da pesca. Il governo indonesiano sta infatti spostando la zona aperta ai pescherecci dalle coste occidentali, ormai depredate e scarse di pesce, a quelle orientali, esattamente nel paradiso nascosto dove vivono gli squali che camminano sulle pinne, i tordi multicolori e le cernie che i cinesi comprano vive.