Scoperto medico senza laurea Da mesi operava «casi critici»

Alberto Vignali

da La Spezia

Rischia di implodere il 118 spezzino dopo la scoperta che per mesi la gestione delle emergenze sarebbe stata affidata a un falso medico e dopo che un altro dottore è stato sospeso con l’accusa di non aver correttamente rianimato un anziano paziente poi deceduto. Una crisi interna al reparto che ha il compito di garantire il primo soccorso sul territorio e che è già al centro di una polemica con gli enti di volontariato che in pochi mesi si sono visti togliere l’appalto per le automediche e limitare la rete di radiocomunicazione. Ora c’è stupore nel mondo del soccorso sanitario dopo la notizia che in servizio tra le unità operative del 118 ci sarebbe stato un «falso medico». La «dottoressa», R.Z. 40 anni, della Val di Magra, ha operato per mesi all’Asl come medico responsabile del coordinamento delle operazioni di soccorso sanitario del 118. È stata, da luglio a dicembre, uno dei medici di turno sull’automedica di servizio (a Spezia, Sarzana o Brugnato). Tra le sue attività c’era l’intervento su pazienti gravissimi, in situazioni di crisi, pratiche rianimatorie in situazioni critiche, defibrillare, somministrare farmaci, gestire attività mediche complesse per stabilizzare politraumatizzati dopo gravi incidenti e stabilire se qualcuno era morto o no. La «dottoressa» era entrata al 118 alcuni mesi fa, come fanno la gran parte dei medici di questo servizio, con un contratto a tempo determinato. Si era presentata al primario della struttura con il suo curriculum, con i titoli giusti (ora sembra siano tutti falsi), con delle credenziali precise. Aveva dichiarato di essersi laureata a Pisa, ma quando l’Asl ha cercato un riscontro oggettivo alla sua autocertificazione non ha trovato nulla. Questo è bastato per dare il via all’inchiesta con tanto di denuncia alla magistratura. Ora il rischio è che ogni paziente curato dalla «dottoressa», se risultasse un medico fasullo, possa fare causa all’Asl per milioni di euro.