Scoppia al confine tra Israele e Libano una guerra lampo

Raid aerei, bombardamenti e razzi provocano tre morti tra i miliziani hezbollah. E Olmert minaccia pugno duro

Gian Micalessin

Prima i grappoli di razzi katyusha che esplodono tra i bunker e le costruzioni in cemento armato della base militare di Safed nel nord d'Israele. Subito dopo gli F16 con la Stella di David che s'alzano in volo e colpiscono in rapida successione due roccheforti palestinesi nella valle della Bekaa e a sud di Beirut mentre gli obici martellano altri sei avamposti dei guerriglieri sciiti di Hezbollah nel sud.
Una giornata di guerra divampata all'improvviso e chiusa da un cessate il fuoco concordato dalle Nazioni Unite su richiesta del governo libanese accettato - alle cinque del pomeriggio - dal comando israeliano. Il bilancio degli attacchi a colpi di katyusha e mortai seguiti dalle durissime rappresaglie israeliane è di almeno tre militanti libanesi uccisi e di due soldati israeliani feriti. Un bilancio serio, ma persino contenuto rispetto all'intensità di quella che viene descritta come una delle più violente giornate di guerra nei sei anni trascorsi dal ritiro israeliano dal Libano. Una giornata segnata dai minacciosi avvertimenti del premier israeliano Ehud Olmert che promette colpi durissimi contro «chiunque tenti di mettere a repentaglio la vita dei cittadini e dei soldati israeliani sulla frontiera settentrionale».
Tutto inizia con l'improvviso e inatteso attacco alla base militare israeliana nei pressi della cittadina di Safed. Il reticolo di bunker e costruzioni in cemento armato è uno dei comandi di Tsahal nel nord e viene considerato relativamente sicuro perché situato venti chilometri a sud dal confine. Ieri mattina invece i razzi katyusha esplodono proprio all'interno del perimetro militare ferendo un soldato. Mentre la popolazione israeliana di Kiryat Shmona, Nahariya e dintorni corre nei rifugi gli F16 si preparano alla rappresaglia. I primi missili sono per la basi del Fronte popolare per la liberazione della Palestina Comando generale (Fplp Gc), il gruppo palestinese filosiriano sospettato di aver utilizzato i territori di Hezbollah nel sud per colpire la base di Safed. Almeno sei esplosioni sventrano il reticolo di tunnel scavato sotto una collina nei pressi di Luci, una cittadina della Bekaa a pochi chilometri dal confine siriano. Quando gli aerei si allontanano i soccorritori raccolgono il cadavere di un miliziano rimasto dilaniato tra le rovine del deposito di munizioni e vari feriti. Ma l'attacco più spettacolare e più terrificante colpisce la roccaforte dell'Fplp Gc di Naameh, meno di dieci chilometri a sud di Beirut. La base scavata nel sottosuolo si trova a poca distanza dall'autostrada dove centinaia di macchine scendono in colonna verso Sidone. La tranquilla domenica mattina si trasforma in un inferno. Guidatori e passeggeri vedono i razzi esplodere ai lati della striscia d'asfalto e temono un attacco alla stessa autostrada. Mentre tamponamenti e uscite di strada paralizzano la circolazione la contraerea libanese entra in azione seminando ulteriore panico tra gli automobilisti. Intanto l'artiglieria israeliana spazza le basi degli Hezbollah nel sud uccidendo un militante sciita. L'unico ferito israeliano in pericolo di vita è un militare dell'aviazione colpito allo stomaco da un cecchino durante un sopralluogo alle postazioni militari intorno al kibbutz Manara sulla linea di confine. Secondo alcune interpretazioni - confermate da una rivendicazione della Jihad islamica successivamente smentita - scontri e rappresaglie sarebbero stati innescati dall'uccisione di un militante della Jihad islamica dilaniato venerdì a Sidone da un’autobomba attribuita a un complotto israeliano. Ma Abu Imad Rifai, rappresentante della Jihad in Libano, nega la rivendicazione degli attacchi a colpi di katyusha alla base di Safed.
Il ministero degli Esteri israeliano annuncia intanto una protesta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per quella che viene definita l'aggressione dal territorio libanese. «Questo attacco - spiegano i portavoce - dimostra la necessità dell'immediata attuazione alle risoluzioni 1559 e 1680 che impongono il disarmo delle milizie libanesi».