Scoppia la guerra delle mozioni Finiani col Pd, il Pdl contrattacca A Montecitorio sinistra e Fli preparano la sfiducia al governo E il centrodestra raduna le truppe per avere la fiducia al Senato

RomaÈ partito il count down dell’assalto finale a Berlusconi. Mozioni per abbatterlo, l’Mpa che si sfila, l’incubo del governo tecnico e il rischio di ammutinamenti interni. In contemporanea è scoppiata una vera e propria guerra delle mozioni, dove il fattore cronometro è decisivo. A distanza di pochi minuti ne sono state depositate due: una alla Camera, di sfiducia al governo, dove la maggioranza potrebbe franare. Mozione targata Pd e Idv che alletta Fini ma lo mette in imbarazzo. Al Senato, dove invece la maggioranza regge, mossa analoga del Pdl per chiedere, viceversa, la fiducia a Berlusconi. Un duello a suon di documenti di segno opposto, inserito in una corsa contro il tempo. Il nodo verrà forse sciolto martedì prossimo durante la conferenza dei capigruppo per calendarizzare il possibile pollice verso al Cav.
Quando può arrivare? Di certo dopo l’approvazione della legge di stabilità che, a Montecitorio, verrà approvata giovedì o venerdì. In linea teorica è possibile che il «no» al governo, a Montecitorio, arrivi già lunedì 22 o martedì 23. Ma qui il terreno è politicamente scivolosissimo per tutti; per il Fli in particolare. Fini infatti dovrà avere una doppia dose di coraggio: la prima è tirare il grilletto contro Berlusconi assieme a Bersani e Di Pietro; la seconda è farlo prima che la finanziaria sia stata definitivamente approvata, visto che manca il passaggio al Senato. Un killeraggio del governo prima che il Parlamento abbia licenziato la legge di stabilità potrebbe provocare un disastro di proporzioni gigantesche. Tanto che ieri il capo dello Stato è tornato ad ammonire tutti: il Colle auspica che né le tensioni politiche né le mozioni mettano in forse l’approvazione della legge di bilancio. Anche perché un eventuale esercizio provvisorio sarebbe un grande vulnus per la credibilità del Paese. Parole che avranno senza dubbio un peso non indifferente. Tuttavia, Bersani ieri ha pressato Fini: «Voglio credere che si eserciti la coerenza di tutti quelli che pensano che questa fase è finita e questa è un’occasione per dimostrarlo». Gianfranco a braccetto con Di Pietro e Bersani? Forse è troppo. Ecco perché in queste ore le diplomazie di Fli, Api, Udc e Mpa sono al lavoro per trovare una convergenza su una loro mozione, su cui far convergere i voti di tutta l’opposizione. Un modo per non mischiarsi troppo alla sinistra. Quello che è certo è la sempre maggiore sintonia tra Fli, Udc e Mpa di Lombardo. Lombardo che, paradossalmente, ha anticipato i finiani visto che ieri ha fatto ufficialmente uscire il suo sottosegretario Giuseppe Maria Reina dall’esecutivo: «L’Mpa - si dice in una nota - esce dal governo Berlusconi e sottolinea che nel Paese c’è un insopportabile clima da resa dei conti». Tornando alle mozioni, al Senato il testo con cui si «invita il governo a proseguire nella sua azione secondo le linee tracciate dal presidente del Consiglio», e «in tempi che non intralcino l’approvazione del documento di bilancio», verrà messo in calendario martedì prossimo. Una giornata caldissima, quindi. Perché allora si potrebbe sapere quale delle due votazioni arriverà per prima. Pdl e Lega hanno tutto l’interesse che si palesi prima un voto a favore di Berlusconi a Palazzo Madama. Tanto che il ministro La Russa avanza l’ipotesi che Napolitano possa sciogliere la sola Camera. Le opposizioni, Fli incluso, vorrebbero viceversa votare prima alla Camera, dove avverrà l’assassinio politico del Cavaliere. Una corsa contro il tempo, una partita a scacchi giocata proprio in mezzo ai due rami del Parlamento. Una guerra di nervi sfibrante: la prima Camera che metterà in calendario la mozione avrà la precedenza sull’altra. Ma la variabile della legge di bilancio è in grado di dilatare i tempi del redde rationem finale. Mentre alla Camera il ruolino di marcia per il via libera è certo, al Senato non è così. Pdl e Lega potrebbero presentare emendamenti, modifiche, imporre discussioni e quindi dilatare il sì definitivo della legge. Non troppo però. Perché le parole del capo dello Stato stoppano qualsiasi tatticismo sui conti pubblici. In pratica si potrà arrivare ai primi di dicembre.
Da oggi ad allora le cose potrebbero cambiare e non necessariamente in modo positivo per la maggioranza: quanto, in queste settimane, si ingrosserà il partito del non voto? Non è un mistero che, anche al Senato, pezzi di Pdl potrebbero staccarsi e fare di tutto per scongiurare lo scioglimento delle Camere. Ma da chi è composta la truppa degli ammutinati o ribaltonisti? Difficile da capire. La cosa certa è che il malessere sulla gestione del partito è nota da tempo. Soltanto che ci sono molte categorie tra i potenziali ribaltonisti: alcuni andrebbero ricercati tra i 43 alla loro prima legislatura che, qualora si andasse a elezioni anticipate, perderebbero il vitalizio. Altri ancora, mostrandosi titubanti, possono alzare la posta direttamente a Berlusconi con un discorso del tipo «O mi ricandidi in un posto blindato o vado con Fini». Terza categoria: quelli effettivamente tentati dalle sirene finiane. Con una novità in più: Fini, adesso, non vuole più ingrossare il proprio esercito perché, sondaggi alla mano, in caso di elezioni non riuscirebbe ad accontentare tutti. Elezioni che, comunque, paiono sempre più vicine.