Scoppia l’intifada della monnezza Mastella accusa: "Dietro c'è la mano della camorra"

A Napoli gli ultrà e i no global passano all’attacco e aggrediscono gli agenti a sassate. Scontri e feriti. E l’ecomafia sobilla. <a href="/a.pic1?ID=231910" target="_blank"><strong>Pianura: l'ora del dialogo è finita</strong></a>. Il Guardasigilli: <a href="/a.pic1?ID=231906" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">camorra dietro la protesta</font></strong></a>. Di Pietro: <a href="/a.pic1?ID=231912" target="_blank"><strong>Bassolino si dimetta</strong></a>

nostro inviato a Napoli

Tira e tira, la corda si è rotta. Le forze dell’ordine che da cinque giorni a Napoli sopportavano attacchi di ogni genere, alle undici di ieri mattina decidono di averne avuto abbastanza. E la zona intorno alla discarica di Pianura – chiusa da dodici anni e ora in procinto di venire riaperta – si trasforma in un campo da battaglia.
Per quasi due ore le strade invase di rifiuti che salgono su questa collina diventano teatro di cariche, manganellate, sassaiole, corpo a corpo. Da una parte i cordoni di polizia e carabinieri, dall’altra la parte più radicale dei comitati spontanei che si battono contro la riapertura dell’impianto, scelto dal Commissariato straordinario come valvola di sfogo per l’immondizia che assedia Napoli.
Fa impressione vedere la violenza esplodere così, in queste strade devastate dal degrado, e che invece vengono difese dai loro abitanti come il loro unico patrimonio. Non è facile dire chi inizi.
I manifestanti avanzano a braccia alzate, in segno di resa ma - al momento del contatto fisico con i cordoni di poliziotti - continuano a spingere; la Celere è sul punto divenire travolta e partono le prime manganellate. Da quel momento in avanti, è un film continuo di scontri ravvicinati.
Si parla di una decina di fermati, il ferito più grave è un ragazzo con una gamba spezzata: dai colpi dei poliziotti, secondo i suoi amici; saltando in un fosso, secondo le forze dell’ordine. Di certo c’è che ormai la fragile tregua è rotta, e non si vede quando potrà venire ripristinata. A dare il via è stata la decisione della prefettura di partire con un primo blitz, attorno alle cinque, per fare entrare nella discarica una colonna di camion: non contengono rifiuti ma materiale di costruzione per preparare il terreno; è comunque il segno che nonostante le contestazioni e le opposizioni (tra cui continua ad esserci quella del sindaco Rosa Russo Iervolino, che ieri si è detta pronta a schierarsi fisicamente con i manifestanti) la decisione di scaricare a Pianura almeno per un anno tutta la spazzatura prodotta a Napoli è irrevocabile.
Così, gli animi raggiungono il punto di ebollizione. Ad affrontare la Celere non sono solo i desperados della protesta, i cento ragazzi della curva del Napoli che dall’inizio si sono resi protagonisti delle violenze più esplicite – dall’incendio dei bus di linea alla devastazione delle sedi dei partiti, dalla bomba carta contro il commissariato di zona fino all’aggressione a due ambulanze ieri – e che da più parti (e da precisi rapporti di polizia) sono accusati di essere manovrati dalla camorra. Ieri a lanciare sassi e a ricevere manganellate ci sono anche padri di famiglia, uomini non più giovani, gli stessi che poco dopo barricano con pneumatici e wc chimici ribaltati la strada che porta alla discarica. Si arrabbiano con i giornalisti che parlano di infiltrazioni malavitose nella protesta: «Sono ragazzi del quartiere, il loro difetto è al massimo quello di avere poco sale in zucca», dicono. E Natalino Zarra, capogruppo di Forza Italia a Pianura, va ancora più in là: «Le violenze di questi ragazzi non sono nulla davanti alla violenza di chi vuole imporre con la forza la trasformazione di questo posto in un gigantesco immondezzaio. Certo, gli eccessi ci sono stati, basti pensare che sono venuti anche a dare fuoco alla sede di Forza Italia. Ma io non mi sento di condannarli». E nel tardo pomeriggio c’è chi propone di portare la protesta e i disordini nel centro di Napoli, «bisogna andare a ribaltare tutto a Mergellina, a Santa Lucia, dove la gente di noi se ne fotte». Poi, fortunatamente, inizia a diluviare.