Scoppia una lite, vigilante uccide clandestino

L’agente era in borghese e a casa dal lavoro per malattia: nell’«hotel» arrontondava. Nel pomeriggio la protesta di una folla di immigrati

Paola Fucilieri

Da una parte un italiano, dall’altra un immigrato nordafricano. Da un lato Pasquale V., 42enne guardia giurata, ieri senza divisa ma armato, formalmente in malattia per l’istituto di sicurezza milanese per cui lavora e quindi, a tutti gli effetti, fuori servizio; davanti a lui un marocchino di 37 anni, Abdelkhalek Nakab, ieri ubriaco, senza permesso di soggiorno e con vari precedenti alle spalle. Il primo è vivo, l’altro è morto, ucciso accidentalmente durante una lite dal vigilante proprio con quell’arma che dovrebbe portare con sé solo quando è in servizio, quello vero. E che invece aveva anche durante uno di quelli che le guardie giurate (e anche tanti poliziotti) chiamano «secondo lavoro». Un impiego parallelo a quello ufficiale, accettato di nascosto nelle ore libere o grazie a un certificato che attesti la malattia. Un lavoro pagato in nero che permetta di far quadrare il magro bilancio familiare consentito dal normale stipendio.
Erano le 9.30 di ieri quando un addetto alle pulizie ha notato i due litigare animatamente davanti al gabbiotto della portineria, all’ingresso del residence, dove la presenza del vigilante si alterna a quella di un portinaio. «Gridavano uno contro l’altro» spiegherà poi l’operaio ai poliziotti delle «Volanti».
Una scena come tante altre nel vecchio residence di via Francesco Cavezzali, una traversa di via Padova, in zona Turro. Un vecchio edificio di nove piani e 196 appartamenti; uno stabile che ha conosciuto tempi migliori e ora è gestito da diverse società e popolato perlopiù da extracomunitari.
«Come potevo immaginare che, pochi secondi dopo, mentre era già all’esterno dello stabile, sarebbe capitata una tragedia simile?» continua l’uomo. Sì. L’operaio aveva appena varcato la porta d’ingresso del residence per raggiungere il cortile quando si è dovuto bloccare all’improvviso. «Uno sparo. Ho sentito un colpo solo, netto - dice ancora lui - “Stai a vedere che quei due...“ ho pensato. Purtroppo la tragedia era già successa».
La guardia giurata, un uomo originario di Sarno (Salerno) ma residente a Milano, se ne stava ancora in piedi con l’arma in mano; Nakab era a terra, freddato da un colpo alla gola.
È stato lo stesso vigilante a chiamare il 113. E ai poliziotti ha detto immediatamente di aver colpito il marocchino dopo che l’immigrato, sceso dalla sua camera, lo aveva aggredito a mani nude. Durante il litigio - sempre secondo quanto dichiarato dalla guardia giurata davanti al pm Piero Basilone che lo ha indagato a piede libero per omicidio colposo - lo straniero gli avrebbe rubato la pistola. A quel punto Pasquale V. ha tentato di riprendersela: come in servizio, infatti, l’arma aveva il colpo in canna. Lo sparo, accidentale, c’è stato, infatti, quando il vigilante ha bloccato il braccio all’extracomunitario.
Ieri, e per tutta la notte, lo stabile è stato sorvegliato dalla polizia dopo che l’ex amministratore del residence, al suo arrivo sul posto dopo l’omicidio, è stato quasi linciato dagli extracomunitari che vivono lì, per protestare contro quello che in molti sentono come una sorta di discriminazione «razziale» da parte degli italiani che, per motivi di lavoro, frequentano lo stabile.