È scoppiata la guerra fratricida tra i paladini dei consumatori

Nino Materi

Wanna Marchi, che non ha mai studiato marketing ma conosce la formula alchimistica alla base del rapporto venditore-compratore, sostiene che il mercato si fonda su due contrapposte tipologie umane: «I furbi e i coglioni». Alla prima categoria appartiene lei e quelli (tanti, troppi) come lei; della seconda specie facciamo parte - chi più, chi meno - tutti noi. «Noi» siamo i consumatori, «loro» sono i produttori: «noi» mettiamo mano al portafoglio, «loro» ci forniscono beni o servizi.
Dopo il Boom economico degli anni ’60 tra «noi» e «loro» il cortocircuito è diventato sempre più grave, fino ad assumere le caratteristiche del black out. Intanto, nel «buio» degli ultimi trent’anni, abbiamo assistito a un altro boom, questa volta di tipo «consumeristico»: strana parola che identifica il fiorire di gruppi e associazioni «in difesa dei consumatori».
Una realtà, forse, figlia proprio del «teorema-Wanna Marchi» cui accennavamo all’inizio: vale a dire il graduale deterioramento non solo delle tradizionali relazioni tra cittadino e commercianti, ma anche dei contatti tra società civile e istituzioni considerate un tempo affidabili come banche, uffici pubblici e aziende private. «Poteri forti» dinanzi ai quali il «cittadino comune» poteva (e può) poco o nulla. Ma un bel giorno sono arrivati loro, i «vendicatori» dei tartassati. Si è quindi sviluppato il business degli «sportelli amici», dei «telefoni Sos» (dai più svariati colori), dei «numeri di pronto intervento» (l’equivalente del 113, ma in versione... consumistica). Risultato: alle iniziali tre-quattro associazioni serie, si sono aggiunte una miriade di sigle dove la sensazione percepita dalla gente è che l’originario rapporto si sia rovesciato: cioè non sarebbero più le associazioni ad essere «utili» ai consumatori, bensì sarebbero questi ultimi a garantire alle associazioni visibilità da spendere magari scendendo direttamente nell’agone politico.
Insomma, da una parte i pochi «duri e puri», fedeli allo Zorro vendicatore degli utenti bistrattati; dall’altra i molti «camaleonti» che nella giungla dei consumatori si muovono sì per vendicare le ingiustizie, senza però disdegnare qualche personale scatto di carriera. Del resto occuparsi di «diritti dei consumatori» ha già portato fortuna a una serie di professionisti, abilissimi nel riciclarsi in ambiti diversi da quelli strettamente di pertinenza. Vedi l’avvocato Carlo Rienzi, che da leader del Codacons si è buttato nella carriera politica?
Peccato che tra questi agguerriti moralizzatori del mercato globale non corra buon sangue. Ad esempio l’associazione Altroconsumo (una delle più autorevole, con 300mila soci, una media di 80mila casi affrontati ogni anno, una quota di iscrizione di 82 euro che dà diritto all’abbonamento alla rivista Altroconsumo, considerata la «Bibbia» del settore) ha querelato giustappunto Carlo Rienzi del Codacons «per le ripetute e oltraggiose affermazioni, prive di fondamento, su Altroconsumo in quanto associazione indipendente di consumatori». «È tempo di fare chiarezza - afferma Altroconsumo - e distinguere tra chi lavora da oltre trent'anni a favore dei consumatori a livello nazionale e internazionale, in totale autonomia e indipendenza, e chi fa degli attacchi strumentali lo scopo principale della propria attività». «Alzi la mano - conclude il comunicato - chi non ha ancora subito una querela o un attacco del Codacons, senza fondamento alcuno. D'altronde, bisogna pure campare...». Fin qui il lancio dell’agenzia Ansa, al quale il Codacons (che puntualmente non fa mancare il suo «fondamentale» parere su nessuno dei principali fatti del giorno) non ha ancora replicato.
Ma su cosa verte la disputa Codacons-Altroconsumo? Il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello, ci spiega i termini del contenzioso legale: «Tutto è partito da una vicenda burocratica legata alla legittimità o meno dell’iscrizione di Altroconsumo in un apposito elenco nazionale. Noi sosteniamo di avere diritto a tale iscrizione; il Codacons ha un parere diverso, ma nell’esprimerlo ha usato termini nei nostri riguardi che ci hanno costretti alla querela».
Al di là dei motivi della lite con il Codacons, le parole di Martinello sono comunque importanti perché ci aiutano a comprendere alcuni aspetti poco noti del mondo «consumeristico» che dovrebbe vivere solo delle quote associative e che invece, in qualche circostanza, non disdegna apporti «esterni». Scopriamo così che in Italia sono ben 17 le associazioni che - sulla carta - si occupano dei «diritti dei consumatori»: «Ma quelle veramente serie non sono più di 4-5», sostiene Martinello.
Come si spiega allora questa proliferazione di sigle? «Operare in questo campo può rappresentare una vetrina politica appetibile sotto il profilo della conquista del consenso». Un esempio illuminante: i tre principali sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno tutti e tre delle «diramazioni» associazionistiche legate ai consumatori (Federconsumatori, Apiconsum e Adoc).
Non è irrilevante neppure il capitolo finanziamenti: ogni anno, infatti, vengono messi a disposizione dal ministero delle Attività produttive una decina di milioni di euro da ridistribuire tra le varie associazioni dei consumatori. Soldi che, inevitabilmente, fanno gola. Una situazione che concorre a elevare l’indice di litigiosità tra i vari movimenti in gara per accaparrarsi un enorme bacino di potenziali iscritti (per essere inseriti nell’elenco nazionale delle associazioni sono richieste almeno 30 mila tessere).
Sarà anche per questo che navigando sul sito del Movimento Consumatori (MC) e Movimento Difesa del Cittadino (MCD) ci si imbatte in un’altra querelle fratricida: «Denunciamo una pesante situazione di conflitto di interessi che riguarda un consulente della trasmissione Mi Manda Rai Tre - si legge in un comunicato -. Il consulente in questione ha accettato il mandato propostogli da Telecom Italia nel contenzioso che la contrappone a migliaia di utenti che hanno sottoscritto l’offerta “Tim Relax”».
«Non mettiamo in discussione la sua libertà di accettare qualsiasi proposta di mandato professionale – affermano Antonio Longo Presidente di MDC e Lorenzo Miozzi Presidente di MC - ma chiediamo che la Rai e gli autori della trasmissione Mi Manda Rai Tre, benemerita nella difesa degli utenti, sospendano la partecipazioni di questo avvocato-consulente alle trasmissioni per un evidente e grave problema di conflitto di interessi».
Ci troviamo davanti a un caso di difesa del proprio orticello o a una grande battaglia ideale? Giudichino i lettori, anzi i consumatori.