«Scoprii Raffa e Villaggio e ora ritorno talent scout» Dall’emittente Canale Italia, l’ex presentatore Rai e Tmc sfida «X Factor» e «Amici»: ma da noi niente giudici o voti

Luciano Rispoli, dopo una vita in Rai il suo “Tappeto” vola su una piccola tv, Canale Italia.
«Se penso agli ingaggi di certi personaggi in Rai... Prendo mille euro a puntata, ma sono molto grato a questa rete per lo spazio che mi dà».
Si sente messo in disparte?
«In Rai mi hanno chiuso un programma storico e amato come Parola mia, ora non mi vogliono nemmeno più come ospite non pagato. È stato Fabrizio Del Noce a mettere l’embargo su di me. Quando lo vedo mi viene l’orticaria. Mi ha rovinato la vecchiaia».
Non dica così.
«Sono molto amareggiato. Provo affetto per la Rai a cui credo di aver dato qualcosa. Ma il servizio pubblico ha perso la sua funzione culturale. Anche Cappon (il direttore generale, ndr) mi ha fatto cadere le braccia».
Che è successo?
«Ho chiesto un incontro con lui che ha avuto la cortesia di ricevermi. Io ho esordito dicendo: “Direttore, lei avrà visto qualche volta Parola mia...”. Lui mi ha interrotto: “Per carità non mi parli di programmi tv, mi sono sempre occupato di siderurgia”. Ho salutato e me ne sono andato. Questi vertici della Rai non sanno cosa sia la televisione».
Non salva nessuno della Rai?
«Ci sono moltissimi grandi professionisti in Rai, spesso mortificati. E un ottimo segnale è la nomina di Sergio Zavoli, une persona di grande levatura. Lavoravamo insieme agli inizi della Rai».
Lei è tra i fondatori del servizio pubblico.
«Sono entrato nel 1954, con un concorso per radiocronisti».
Che faceva?
«Presi il posto del povero Enzo Tortora nelle “radiosquadre”, i nuclei di propaganda composti da un giornalista, un tecnico e un autista. Insegnavamo agli italiani cosa era la tv».
In che modo?
«Il tecnico montava un’antenna sul campanile del paese e diffondevamo il segnale in locale. Poi il grande Ettore Bernabei le chiuse improvvisamente».
Perché?
«Capì che mostravamo quanto era facile fare una tv, e qualcuno avrebbe potuto imitarci facendo delle piccole emittenti locali».
Lei scoprì Maurizio Costanzo e Paolo Villaggio.
«Anni Sessanta, ero capo del settore “Riviste e varietà” della radio. Conoscevo Costanzo che allora scriveva testi brillanti su periodici. Lo chiamai e gli proposi un programma, come autore. Nacque così Canzoni e nuvole, lo conduceva Nunzio Filogamo».
E Villaggio?
«Costanzo dirigeva un cabaret a Roma e mi disse: “Ho un comico straordinario, devi vederlo”. Andai e capii che era un talento eccezionale. Gli affidai un programma radiofonico, il sabato, che chiamammo ovviamente Il Sabato del villaggio».
È stato un talent scout.
«Ho scoperto anche Raffaella Carrà».
Anche lei, come?
«Me la presentò Gianni Boncompagni. Le feci un colloquio e le indicai un Nagra, una registratore antidiluviano che si portava a spalla. «Prendilo, vai in giro a intervistare la gente”. Fece un bel lavoro, e partì con un programma radiofonico, il primo in assoluto della Carrà, che chiamai Raffaella col microfono a tracolla».
E poi ha abbandonato il mestiere di scopritore di talenti per dedicarsi ad altre cose...
«Ma ora torno a mettere in vetrina i giovani. Chi ci ha mandato materiale di qualità uno per volta parteciperà alle conversazioni del salotto e poi si esibiranno in un numero. Sarebbe troppo proporci come risposta ad Amici e X Factor ma nei fatti siamo concorrenziali, anche se da noi non ci saranno né giudici né voti né vincitori».
Dopo 36 anni in Rai passò a TeleMontecarlo.
«Ho fatto Tappeto volante per sette anni. Me ne sono andato quando mi chiamò Sonia Raule (compagna di Franco Tatò, ndr) che era direttore dei palinsesti. Mi disse che voleva fare dei cambiamenti al programma. Me ne andai. Non penso che la Raule possa insegnarmi qualcosa sulla tv. Secondo me non è nemmeno bella».
Lei sembra l’imitazione che le fa Max Tortora: per metà cortese, per metà cattivissimo.
«Vero, ci sono due Rispoli completamente autonomi. Quello rispettoso e quello che si fa prendere dal furore e allora esplode».
Però si dice che la sua è una tv «garbata».
«Preferisco dire rispettosa».
L’auditel la premia?
«Ho un pubblico molto affezionato, gli ospiti da me non litigano. È successo una volta sola, con Marina Ripa di Meana e Barbara Alberti. Le feci accomodare fuori. Poi vidi che l’audience si impennò ma non m’interessa quella tv».
Fantapolitica: fanno lei direttore generale della Rai. A chi affida le reti?
«Piero Angela, Giovanni Minoli e Angelo Guglielmi».
Su Wikipedia c’è scritto che la sposò Padre Pio.
«Vero. Mia madre voleva un matrimonio importante, ma non avevo una lira. Mia moglie è pugliese e sapeva di quel frate. Mia madre fu contentissima. E io me la cavai con 3mila lire».