Scorci metropolitani con teleobiettivo

Oggi allo Spazio Oberdan viene presentato «Scattered city», libro sulla condizione urbana del fotografo-architetto Gabriele Basilico

Luciana Baldrighi

Secondo il noto fotografo-architetto Gabriele Basilico ci sono città che non dormono mai e tra queste Milano. Da buon osservatore della condizione urbana Basilico considera che archiviare una città contemporanea significa, come ripercorrere la vita interiore di ciascuno di noi, successi, affetti, dolori, gioie, passioni, un mix di storia di fantasie e di speranze che vista con occhio esterno sembra raccogliere anche il non visto, il non detto, il non sentito. Un perenne viaggiare con la mente e con l’occhio posato sopra luoghi insonni dove a fare da padrone è l’edilizia, l’arredo urbano e il suo continuo mutare il più delle volte in peggio.
L’ultimo libro di Basilico, che ha iniziato a cimentarsi con la fotografia nel 1978 con un lavoro dedicato alla periferia di Milano, un tema diffuso in quegli anni al Politecnico, viene presentato oggi alle 18,30 allo Spazio Oberdan della Provincia, viale Vittorio Veneto 2, alla presenza dell’assessore alla Cultura, Daniela Benelli, Marco Belpoliti, Stefano Boeri e Roberta Valtorta. L’incontro sarà coordinato da Angela Madesani.
«Scattered city» questo è il titolo del volume con fotografie in bianco e nero e accompagnato da una lunga conversazione tra lo stesso fotografo milanese, Yona Friedman, Hans Ulrich Obrist e Stefano Boeri è edito da Baldini Castoldi Dalai (250 pagine e 201 tavole).
Le immagini, alcune verranno proiettate, rappresentano città come Lisbona, Istanbul, Buenos Aires, Beirut, Napoli, Siracusa, Messina, Beirut, Parigi, Reggio Calabria, Porto, Roma, Trieste, Vevey, Trento, Barcelona, Londra, Santiago de Compostela, Venezia, Porto Marghera, Montenor, Torino e Milano. La grafica del volume di raffinata qualità ben si sposa con la pulizia formale di Basilico. Le immagini, spesso vedute dall’alto o scorci colti con teleobiettivo sembrano riprendere le linee e le diagonali di un quadro geometrico. La stessa luce non è mai casuale e una certa geometria compositiva la si riscontra persino negli scatti dove Basilico identifica le periferie più degradate regalando all’immagine stessa una disciplina formale. Un esempio? Orribili palazzi frutto di speculazioni immobiliari che deturpano il paesaggio e collocati sul territorio senza nemmeno la pensata di un piano regolatore serio, con un gioco di parallele e di diagonali diventano una composizione alla vista accettabili, quasi con un non so che di artistico che la realtà stessa non ha per nulla.
Ma dov’è l’uomo in tutto questo? Dal racconto del lavoro di Gabriele Basilico si capisce come la globalizzazione sia avvenuta anche attraverso il mutamento del territorio. Città e nazioni tra un po’ non saranno più riconoscibili se non dal loro centro storico purché questo continui ad esistere. Immagini sintetiche che avrebbero bisogno di avere interventi seri per creare luoghi sociali, piazze, giardini decorosi, scuole, teatri. «Stiamo ancora attendendo a Milano l’intervento di Renzo Piano che avrebbe avuto il compito di riordinare le periferie e dare loro dignità. Inizino i ragazzi a imparare a scattare immagini e a costruire la nuova storia, forse si renderanno conto di quanto c’è ancora da fare...», parole sante condivise dai suoi interlocutori. Basilico ha investito i luoghi prescelti, li ha registrati e li ha fatti suoi, ma ancora tutto può accadere.