LA SCORCIATOIA DA EVITARE

Fare opposizione, per il centrodestra, è molto dura. Lo è perché a partire dal leader della Cdl, passando per gli altri leader, fino ad arrivare agli elettori, si tratta di gente alla quale piace fare, più che dire degli sbagli che qualcun altro fa. Non c’è abitudine, come invece c’è a sinistra, a trovare soddisfazione nel criticare e, possibilmente, nel distruggere. Se poi si è «perso» per lo 0,6 per mille dei voti, è ancora più dura. Allora, ogni tanto, sbuca qualche voglia di scorciatoia tipo i cosiddetti governi di larghe intese. Ora, intendiamoci: può essere che questa chimera sia stata buttata lì da Berlusconi per motivi, diciamo, tattici. Per destare un po’ di scompiglio nelle file del centrosinistra, dove qualcuno ci pensa seriamente. Per tenere buoni quelli di centrodestra (Udc in testa) che ci pensano seriamente e troncare qualsiasi speranza facendosi dire un secco no da Romano Prodi, per quanto conta nel centrosinistra.
Ma bisogna sapere bene che, comunque vada - mettiamo anche in caso di una crisi del centrosinistra (difficile prima di due anni sei mesi e un giorno: il tempo utile per maturare la pensione per i parlamentari) - chi deciderà tutto e in modo sostanzialmente inappellabile (come fu ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro) sarà Giorgio Napolitano. Il centrodestra pensa di avere possibilità di incidere su questa decisione in modo sostanziale? Ne dubitiamo molto. Intanto, quel che c’è di sicuro è il crescente consenso di larga parte della popolazione nei confronti del centrodestra e il crescente dissenso della popolazione (la stessa) nei confronti del centrosinistra. E se c’è una questione politica è cosa il centrodestra voglia, possa e debba fare di tutto questo. Ci verrebbe da dire che ci vuole pazienza. La pazienza, appunto, dell’opposizione. Tra l’altro serve ricordare che per ora il centrosinistra ha fatto quasi tutto da solo, cioè ha lavorato talmente male che ha fatto anche il lavoro dell’opposizione. È un caso di ermafroditismo politico, dove dentro lo stesso soggetto ci sono tutte e due le funzioni: attiva e passiva. Sarebbe irresponsabile non giocare queste carte fornite in modo così copioso dall’avversario.
Bene ha fatto Silvio Berlusconi ieri a ricordare il punto più alto della menzogna contenuta nella Finanziaria del centrosinistra. E cioè quello di vendere questa come un esempio di politica sociale, cioè a favore di coloro che hanno bisogno. Trattasi di bufala. In realtà, come ha detto il leader del centrodestra, «il criterio seguito dal centrosinistra nel preparare la Finanziaria è stato quello di togliere a quelli che ritengono ricchi». Vero. Che ritengono ricchi, ma che in realtà sono persone arrivate ad un qualche livello di benessere grazie al loro lavoro e avendo pagato allo Stato in tasse già oltre il dovuto. Ma è proprio questo ciò che hanno capito benissimo gli italiani. Nessuno pensava che i nostri compatrioti fossero dei beoti, ma certo la velocità con la quale si sono resi conto del grado di ingiustizia contenuto in questa Finanziaria è stata oltre ogni aspettativa. Il cammino può essere ancora lungo, ma conviene tenere duro e preparare, questo sì, una ristrutturazione del centrodestra e la linea di un partito unitario. Gli italiani in cinque mesi hanno capito del centrosinistra forse più che nei cinque anni del precedente governo sempre di centrosinistra. È questo segno negativo che Prodi e compagni hanno lasciato e crediamo che rimarrà per un bel pezzo. Il risentimento degli elettori e la costruzione di una proposta alternativa possono costituire la stella polare del cammino dell’opposizione.