Scotch sulla bocca di un bimbo, maestra a processo per violenza

Troppo rumoroso, quel bambino di 5 anni. Così, una maestra elementare aveva deciso di chiudergli la bocca. Letteralmente. E lo ha fatto con dello scotch. Per questo l’insegnante era finita sotto inchiesta con l’accusa di violenza privata con le aggravanti dell’abuso di autorità e dei futili motivi. Un reato che prevede una pena fino a 4 anni di reclusione. Il pubblico ministero Stefania Carlucci aveva chiesto l’archiviazione, ma ieri il giudice per le indagini preliminari Andrea Pellegrino ha disposto l’imputazione coattiva per la donna. Imponendo così al pm di chiedere il rinvio a giudizio.
L’episodio risale all’ottobre del 2006 e avviene all’interno dell’istituto comprensivo statale Tolstoj. La maestra, una 37enne originaria di Napoli, vuole zittire il piccolo alunno. Prima si mette l’adesivo sulla bocca, minacciandolo: «Vedi? Ti faccio così». Poi attacca «per pochi secondi» - come lei stessa ammette davanti al giudice - il nastro sulle labbra del bambino. Il fatto emerse circa un mese dopo, quando due compagni di classe del bimbo raccontano tutto ai propri genitori, che contattano la rappresentante di classe e la dirigente scolastica. La preside, a quel punto, convoca l’insegnante. Che riconosce di aver esagerato. E la stessa cosa fa davanti al giudice. «Il bambino è immaturo e indisciplinato. Ammetto di aver sbagliato - si giustificata - ma l’ho fatto solo per farlo smettere».