Scotch sulla bocca e sberle Quando il prof diventa bullo

Professori alla riscossa, direbbe qualcuno. O fuori di testa, aggiungerebbero altri. Fatto sta che il caso di Cuneo rileva una fragilità psicologica della classe docente italiana. Che vanta precedenti di maestre che chiudono nello stanzino buio gli allievi vivaci, prof che si permettono di allungare un ceffone a un allievo snervante. E che dire dell’uso disinvolto dello scotch sulla bocca dei bambini dell’asilo (negli ultimi due anni sono stati segnalati casi a Genova, Milano e in provincia di Firenze? E delle forbici per «zittire» una lingua troppo lunga?
Casi inquietanti che mettono in dubbio la preparazione psicofisica di molti educatori. Che spesso crollano appena si mette in gioco la loro autorevolezza. Come è accaduto al quel professore picchiato dai genitori di un ragazzo, caduto in depressione per un lungo periodo. Non si è più ripresa e ha scelto la pensione, invece, l’insegnante presente in aula mentre un ragazzino ha accoltellato a morte la sua fidanzatina con un temperino. Molti docenti, però, rifiutano di accettare la fragilità di nervi come causa di servizio. E dopo i periodi bui chiedono di tornare in classe. Così la commissione medica deve decidere cosa fare di questi professori «sull’orlo di una crisi di nervi» e non è così semplice allontanarli. Come la maestra che ha tagliato la lingua a uno scolaro in una scuola di Milano. È stata accusata di lesioni colpose che non implicano licenziamento. Così, nonostante la palese inadeguatezza a stare con i bambini, non ha perso il suo status di insegnante. E non è stata neppure sottoposta a particolari cure.
In Italia del resto non esiste una clinica specializzata per insegnanti che hanno disturbi psichici. E nemmeno statistiche. A suonare l’allarme studiosi come il professor Vittorio Lodolo D’Oria, medico e membro della commissione Asl di Milano per l’accertamento dell’inabilità per i dipendenti pubblici. «Due insegnanti su tre - ammette - si presentano in commissione per cause psichiatriche». I disagi più frequenti? «Il 70% soffrono di disturbi ansiosi e di depressioni. Il 30% sono psicosi o disturbi della personalità». Lodolo, sta scrivendo un libro dal titolo Scuola Paziente, e snocciola altri numeri: «Una proiezione sulla nostra popolazione docenti direbbe che 20.000 insegnanti sono affetti da psicosi e 110.000 sono depressi. E sono dati sottostimati». La casistica non manca: « Ricordo la storia di una maestra che ha minacciato il suicidio mettendosi sul cornicione davanti ai bambini. Con ricadute terribili sui minori: incubi notturni, pianto, cambiamento d’umore».
«Purtroppo - prosegue - l’insegnamento porta un usura psichica che andrebbe gestita meglio e capita dai dirigenti. Invece la diagnosi di schizofrenia viene fatta verso i 45 anni, mentre l’esordio è giovanile e si manifesta già a 25». Quando un docente ha ancora davanti a sé una vita in classe con i bambini.