Scotland Yard vuole indagare in Russia Ira di Putin su Londra

Erica Orsini

da Londra

Oltrepasserà i confini della Gran Bretagna l’inchiesta sulla misteriosa morte di Alexander Litvinenko, l’ex agente segreto russo avvelenato a Londra dal polonio 210. Ad affermarlo ieri è stato il ministro degli Interni britannico John Reid che oggi si trova al Consiglio europeo pronto a discutere di tutti gli aspetti della questione con i colleghi europei. «La polizia seguirà le tracce di quest’inchiesta dovunque queste conducano: nel nostro Paese o fuori», ha dichiarato Reid in un’intervista televisiva rilasciata ieri a Sky News e sembra che nove agenti dell’unità speciale anti-terrorismo della polizia metropolitana inglese siano pronti a partire per la Russia già oggi. Notizia, questa, confermata dall’agenzia giornalistica russa Itar-Tass secondo cui gli investigatori vorrebbero interrogare alcuni cittadini russi che si trovavano a Londra il 1° novembre scorso, vale a dire il giorno in cui Litvinenko si sentì male.
Nessun commento ieri da parte di Scotland Yard, mentre si sa che il Cremlino ha promesso di collaborare con i colleghi inglesi sebbene continui a negare ogni diretto coinvolgimento nella morte dell’ex agente segreto. E proprio i delicati rapporti tra Mosca e Londra sono stati uno dei temi più «gettonati» dei domenicali inglesi. Secondo il Sunday Times, che riporta alcune indiscrezioni sull’ultima riunione governativa tenuta sul caso, il presidente russo Vladimir Putin sarebbe infuriato con il governo di Tony Blair che ha permesso la diffusione della lettera di Litvinenko in cui Putin veniva indicato come il mandante del suo assassinio.
Il Foreign Office avrebbe confermato al giornale l’esistenza di una protesta di Mosca riguardo alla lettera, particolare finora taciuto dalle autorità britanniche preoccupate di non compromettere troppo le relazioni con i russi. «Per noi il rapporto con loro è troppo importante per incrinarlo con questa vicenda», pare abbia detto nella stessa riunione un altro ministro e Reid avrebbe anche invitato i colleghi a non giungere a conclusioni affrettate ricordando la figura «controversa» di Litvinenko.
Proprio sulla personalità dell’ex spia del Kgb si sono sbizzarriti ieri molti quotidiani nazionali. Raccogliendo testimonianze, ipotesi più o meno attendibili, citando fonti più o meno autorevoli, pubblicando fotografie mai viste prima, ognuno ha sviluppato la propria teoria per tentare di dare spiegazioni nuove a una morte che rimane ancora tutta da chiarire. Secondo un’inedita e stravagante ricostruzione dell’Observer, l’ex spia avrebbe avuto intenzione di ricattare alti funzionari dei servizi russi grazie ad una serie di documenti segreti dal contenuto esplosivo di cui era in possesso. A raccontarlo all’Observer è Julia Svetlichnaya, una professoressa universitaria con cui l’uomo era in contatto.
Secondo la donna, Litvinenko era a corto di denaro e quindi pronto a tutto, anche a ricattare i suoi ex colleghi, pur di procurarselo. Sempre secondo il giornale, nelle indagini sarebbe coinvolta anche l’Fbi che terrebbe sotto osservazione un collaboratore del Kgb residente negli Stati Uniti. Per Scotland Yard, però, sarebbero stati gli ex compagni di lavoro di Litvinenko a sbarazzarsi di lui.
Un’ultima inquietante ipotesi arriva dal Sunday Express che, tirando nuovamente in ballo Scotland Yard, descrive gli investigatori intenti a seguire la pista del terrorismo islamico. Un vicino di casa di Litvinenko, Akhmed Zakayev, ex capo guerrigliero e ministro della Cultura, avrebbe rivelato al giornale che l’ex spia si era convertita all’Islam. Vista la sua simpatia per la causa cecena, secondo l’Express, i servizi segreti britannici temono che Alexander stesse aiutando qualche gruppo terrorista a raccogliere materiale radioattivo da usare per fabbricare una «bomba sporca».