SCOTTI UNISCE PUBBLICO E DIRIGENTI

È bastato che Gerry Scotti tornasse in onda con Chi vuol essere milionario? in sostituzione del deludente quiz condotto da Paolo Bonolis, perché si accorciasse subito la distanza che separa il preserale di Canale 5 da quello ben consolidato di Raiuno. Dire che Scotti sia tornato a «furor di popolo» è forse esagerato, e benché il campo televisivo favorisca per sua natura le esagerazioni è bene non abusarne. Tuttavia, poche volte si è assistito a una affinità di interessi coincidenti tra i desideri aziendali, che mal digerivano il mancato successo di Bonolis pur acquistato a peso d'oro, e la simpatia del grande pubblico che rimpiangeva l'assenza di Scotti in una fascia oraria particolarmente adatta alla sua bonomia familiare e rasserenante. È quindi finita in un modo che accontenta i più, anche se costringe Gerry Scotti a rimangiarsi la promessa di stare lontano una stagione intera dalla conduzione del «suo» quiz per privilegiare altri impegni professionali. L'anno sabbatico è durato qualche mese, e ora l'importante è che Scotti non diventi, per Mediaset, quello che Magalli è diventato nel corso degli anni per la Rai, cioè un «tappabuchi» di talento, un uomo buono per tutte le stagioni e per tutte le toppe, un personaggio da pronto-intervento chiamato in pista quando le cose vanno male e non si sanno che pesci pigliare. Nel frattempo queste prime serate del ripescato «Milionario» stanno offrendo alcune conferme. La prima ha a che fare con l'atmosfera piacevolmente distesa del quiz, in un momento in cui i giochi a premi rischiano - a causa dei grossi premi in denaro in palio - di snaturare sempre più il loro carattere giocoso sostituito da tensioni, pianti, scene-madri, in un contesto alquanto diseducativo in cui la televisione favorisce un clima da «grande occasione» che più di una volta si trasforma in «ultima spiaggia» per tanti concorrenti che sembrano affidare al telequiz l'unica possibilità di riscatto di una vita intera. Complice il buon senso di Scotti, Il milionario non dà mai l'impressione di voler travalicare il suo ambito di intrattenimento accattivante ma privo di eccessi, pur in presenza di cifre in palio consistenti. La seconda conferma ha a che fare con il rapporto tutto particolare che si crea tra il conduttore e il concorrente. Non di rado Scotti dà l'impressione di voler aiutare chi gli sta davanti, di condurlo sulla «retta via» della risposta esatta quando si accorge che si sta smarrendo, specie se si è all'inizio del gioco e le somme in palio sono ancora modeste. Non si è mai capito quante volte Scotti sappia o meno le risposte esatte, ma certo è che quando vuole «imboccare» il concorrente che gli sta simpatico è capace di farlo con tutti i mezzi - soprattutto facciali - a disposizione.