Scozzesi all’attacco di Abn Amro Madrid: Capitalia non interessa

Rbs minaccia un’azione ostile e Groenink apre i libri Saenz (Santander): «La quota di Roma è finanziaria»

da Milano

Vuole conquistare Abn Amro e dividerne le spoglie con Royal Bank of Scotland e Fortis, ma tra gli obiettivi del Santander Capitalia non c’è. «Voglio mettere termine alle congetture», l’8,6% di Capitalia nelle mani di Amsterdam «non ci interessa», ha affermato l’amministratore delegato Alfredo Saenz sottolineando che Madrid ritiene tuttavia «attraente» il mercato del credito italiano. Lo stesso 1,9% già racimolato della banca di Via Minghetti è un investimento «finanziario» e quindi disponibile alla vendita, ha proseguito l’ad del Santander gelando le attese di un cambio della guardia in Capitalia (meno 0,88% a 6,99 euro in Piazza Affari).
Obiettivo degli spagnoli, che nella progettata spartizione di Abn dovrebbero ereditarne le attività italiane e brasiliane, appare quindi il pieno possesso di Antonveneta. Un approccio per gradi, forse scelto dal presidente Emilio Botin per non urtare l’asse tra Vincent Bollorè e il presidente delle Assicurazioni Generali, Antoine Bernheim, che sorregge lo stesso presidente di Capitalia, Cesare Geronzi.
Pugno di ferro, invece, verso Abn Amro, a cui la cordata guidata da Royal Bank of Scotland ha minacciato un’azione ostile. Ottenendo un’immediata apertura da Amsterdam che ha rimosso la clausola che subordinava l’accesso alla data room a una «non belligeranza» di 12 mesi sul capitale.
A questo punto i potenziali scalatori, che nel frattempo hanno notificato al cda la maxi-offerta totalitaria da 72,2 miliardi, possono quindi studiare i conti di Abn e muovere contro la proposta di nozze avanzata dall’inglese Barclays (67 miliardi, interamente in azioni). Il blocco a qualsiasi azione ostile era parte integrante, insieme con la vendita di LaSalle a Bank of America, della strategia difensiva di Groenink. Piano che, dopo che giovedì l’assemblea ha «sconfessato» le scelte del banchiere reclamando lo smembramento del gruppo, potrebbe però rivelarsi una linea Maginot. Vista la notifica dell’Opa, in base alle legge olandese, gli scozzesi hanno infatti sette giorni per discutere con Abn Amro, dopodiché potrebbero scegliere lo scontro in campo aperto lanciando l’offerta ostile più grande al mondo dopo quella con cui Vodafone ha conquistato Mannesmann nel 2000.
Malgrado Groenink aspetti chiarimenti sulle modalità di finanziariamento di Rbs, in particolare per quanto riguarda la parte in contanti (50 miliardi), dopo l’assemblea ad aiutare gli scalatori potrebbero essere i piccoli azionisti di Abn: quest’ultima è impegnata oggi a fronteggiare l’associazione Veb alla Camera delle Imprese della Corte di Amsterdam sulla vendita di LaSalle. La cessione non è stata sottoposta all’assemblea e il verdetto dei magistrati potrebbe essere immediato. Il numero uno di Rbs, Fred Goodwin, è di fronte però a una decisione cruciale: se superare o no, con una propria offerta, la cifra-monstre di 21 miliardi di dollari proposti da Bank of America per LaSalle. Si tratta di una valorizzazione talmente «piena», secondo gli analisti, che metterebbe gli scozzesi, alzando il prezzo, nelle condizioni di «distruggere valore». Per rilanciare c’è tempo fino al 6 maggio.