Gli scozzesi all’attacco di Abn Amro

La proposta sale a 39 euro, di cui il 70% in contanti e il 30% in azioni

da Milano

È guerra tra Royal Bank of Scotland e Barclays. L’obiettivo è la conquista di Abn Amro per cui il gruppo scozzese, in cordata con Fortis e Santander, ha proposto 72,2 miliardi: 39 euro ad azione (di cui il 70% in contanti e il 30% in carta). A conti fatti si tratta di un rilancio del 13% rispetto a Barclays, che aveva proposto 36,25 euro per azione per un totale di 67 miliardi, ma interamente in carta.
Il tutto è contenuto in una lettera fatta recapitare ad Amsterdam, ma la cordata Rbs-Santander-Fortis ha ottenuto già per ieri notte una verifica in conference call con l’amministratore delegato di Abn Amro Rijkman Groenink. Tra le condizioni poste dai potenziali scalatori, figurano sia la due diligence sia l’annullamento dell’annunciata cessione di LaSalle a Bank of America per 21 miliardi di dollari. Secondo Groenink, che aveva pensato alla poison pill per mettere all’angolo gli scozzesi, l’unica strada è «avanzare due offerte: una per il gruppo e una per LaSalle».
Il numero uno di Rbs, Fred Goodwin, ha detto che tenterà di smontare la proposta degli americani che però annunciano battaglia: «Abbiamo un contratto vincolante, ci aspettiamo che venga onorato», ha sottolineato Bank of America che ha diritto a battere qualsiasi offerta migliorativa equiparandola. Contrariamente alla fusione progettata da Barclays per creare il secondo gruppo creditizio in Europa, Rbs medita di smembrare Abn dividendone le attività con i propri alleati.
Consegnando a Fortis il risparmio gestito e la rete in Olanda, mentre al Santander spetterebbero il Sud America e l’Italia; dove Abn ha il pieno controllo di Antonveneta ed è il primo azionista di Capitalia con l’8,6% (sindacato). Un legame che ieri in Piazza Affari ha riacceso gli acquisti sul gruppo di Via Minghetti (più 1,4% tra scambi per l’1,2% del capitale) dove il presidente Cesare Geronzi ha assunto la regia delle alleanze (ancorché con l’impegno di consultare l’amministratore delegato Matteo Arpe).
Risvolti italiani a parte, secondo alcuni analisti non è da escludere che Londra provi a tornare in gioco, magari in asse con un partner, così da allontanare il rischio di trasformarsi anch’essa da predatrice a preda nella grande battuta di caccia iniziata nel credito europeo. Tanto che, malgrado il Bilbao si sia chiamato fuori («Non siamo coinvolti» ha detto l’ad José Ignacio Goirigolzarri) gli istituzionali continuano a prendere posizione e Abn ha guadagnato più del 3% chiudendo poco sopra 36 euro. «C’è una convincente logica strategica dietro a quello che stiamo facendo», ha intanto rimarcato Goodwin.
Anche se secondo la banca d’affari statunitense Bear Stearns, visto il prezzo «pieno» offerto da Bank of America, gli scozzesi non possono rilanciare su LaSalle «senza distruggere valore». A seguire gli sviluppi con «attenzione» è anche la Banca centrale olandese, che già nelle scorse settimane era apparsa fredda all’ipotesi di uno spezzatino di Abn Amro.
Soluzione al contrario reclamata dal fondo hedge Tci che non ha perso tempo ad ammonire il vertice di Amsterdam di raccomandare ai soci di scegliere gli scozzesi.
Un nodo che oggi promette di essere al centro dell’assemblea, ufficialmente convocata per valutare la proposta di spezzatino voluta dallo stesso fondo Tci. E proprio la vendita di LaSalle, decisa da Groenink senza consultare i propri azionisti, potrebbe essere oggetto di aspre critiche. «Stiamo valutando se andare in tribunale» ha detto Peter Paul de Vries, il responsabile del Veb, l’associazione degli azionisti olandesi.