Scrittori fuori ma rockstar nell’anima

Ognuno di loro ha sognato in cuor suo di diventare una rockstar di successo prima che uno scrittore. E viceversa alcune popstar hanno fatto il percorso inverso trasformandosi in scrittori di thriller da classifica.
Sbirciando con curiosità alcune fra le ultime pubblicazioni di quest’anno ci è capitato di fare un po’ i conti su quanti autori di bestseller internazionali hanno in qualche modo condiviso la sorte di essere al contempo musicisti e protagonisti della letteratura di suspense e il risultato è sorprendente. Jeffery Deaver (che in attesa di firmare una nuova inedita avventura di James Bond ha appena dato alle stampe il thriller psicologico La figlia sbagliata da Rizzoli), per anni, prima di pubblicare il suo fortunatissimo Il collezionista di ossa, suonava non solo per diletto musica West Coast americana e aveva un look perfettamente identico a quello di James Taylor, con tanto capelli lunghi e baffetti: spesso è capitato che qualcuno per la strada gli chiedesse un autografo scambiandolo proprio per il celeberrimo cantautore.
D’altro canto anche un insospettabile come Dan Brown ha iniziato la sua carriera pubblica proprio cercando di produrre prima canzoni per bambini negli anni Novanta con titoli come Happy Frogs e Suzuki Elephants, esibendosi spesso nei piano bar come pianista, e realizzando poi anche dischi autoprodotti come Dan Brown e Angels and Demons (dal cui titolo attinse ispirazione per l’omonimo romanzo). Negli States è attiva fin dal 1992 la superband dei Rock Bottom Remainders nella quale attivamente suonano, esclusivamente per beneficienza, personaggi del calibro di Matt Groening, James McBride, Stephen King, Scott Turow, Dave Barry e Greg Iles (di recente tornato in auge fra gli appassionati dei noir familiari dalle atmosfere infernali con Una faccenda privata, Piemme), musicisti per caso talora accompagnati da guest star del calibro di Roger McGuinn o Bruce Springsteen.
D’altra parte anche Ken Follett non ha mai nascosto di essere stato a lungo il bassista di un gruppo blues chiamato Kevin Small and the Trousers e ancora oggi si diverte spesso a “jammare” sul palco.Potete trovare una sua grintosa versione di Hoochie Coochie Man di Muddy Waters oppure la non meno caustica Damn Right. I Got the Blues nel disco benefico Stranger than Fiction, oppure potrebbe persino capitarvi di assistere a una performance di Mr Follett assieme ai ClogIron che eseguono esclusivamente brani tradizionali irlandesi e dello Yorkshire.
E se vi sarà praticamente impossibile reperire le prove musicali proto punk di Ian Rankin assieme ai suoi sconquassati The Dancing Pigs, possiamo però confermarvi che lo scrittore scozzese gira ancora oggi per tutto il mondo con in tasca nel portafoglio un amuleto speciale: il biglietto dell’ultimo concerto che i Joy Division avrebbero dovuto tenere nel 1980 se il loro leader Ian Curtis non si fosse suicidato.
Il maestro del thriller tedesco Frank Schätzing ha invece da sempre creato personalmente le colonne sonore per gli audio book e i reading ispirati dai suoi romanzi registrandole nei suoi studi di registrazione di Colonia ed è un appassionato interprete di cover dei Queen, tanto d’avere spesso calcato i palcoscenici della Germania proprio partecipando a musical dedicati a Freddy Mercury e soci. Se per “musicare” Il diavolo nella cattedrale Schätzing si è ispirato alla musica medievale e a certe plumblee colonne sonore dark per Il quinto giorno ha invece cercato di riprodurre sinteticamente il canto delle balene e certe atmosfere dei Tangerine Dream, mentre per il suo recente Limit (in uscita a novembre dalla Casa Editrice Nord) ha assemblato musiche lunari che ben si sposano con le tematiche di questo eco-thriller che ci prospetta l’ipotesi di una nuova era tecnologica dove il petrolio potrebbe essere sostituito da altre forma di energia.
Pensando invece a come alcune celebri rockstar abbiano un approccio decisamente nero alla letteratura non possiamo non citare le prove cupissime di Nick Cave con La morte di Bunny Munro (Feltrinelli) che è che una diretta prosecuzione di certe sue murder ballads. Sorprendenti sono stati anche i risultati raccolti dal norvegese Jo Nesbo, l’ex cantante e leader dei popolarissimi Di Derre, il quale prima ancora di provare la carriera da solista, a partire dal 1997 con la pubblicazione del romanzo Flaggermusmannen si è trasformato nel più letto sul suolo americano degli autori di noir nordici (capace di rivaleggiare nelle vendite persino con il buon Stieg Larsson). E la sua serie che vede per protagonista il commissario Harry Hole (che per ammissione dello stesso Nesbo deve molto al personaggio di Harry Bosch di Michael Connelly) è proseguita poi con Il pettirosso, Nemesi, La stella del diavolo, La ragazza senza volto e L’uomo di neve tutti editi in Italia da Piemme. Si tratta di romanzi che mescolano sapientemente il passato e il presente della terra norvegese mostrandoci spesso spettri come quello dell'epoca collaborazionista o quello delle nuove criminalità etniche contemporanee e che toccano tematiche ricorrenti come quelle dell’alcolismo e della solitudine che caratterizzano personalmente il personaggio problematico di Hole.