Scrittori «inviati» sulle tangenziali

Si fa presto a dire tangenziali. Eppure non fai in tempo a pronunciare il sostantivo che son già passate minimo venti auto e dieci tir. Giusto a due scrittori milanesi - razza imprevedibile, gli scrittori milanesi - uno doc come Gianni Biondillo e uno d'adozione, anconetano d'origine, come Michele Monina, poteva venire in mente, in una delle tante mattine che passano a sorseggiare cappuccini dopo aver accompagnato i rispettivi figli nella stessa scuola, di farsele a piedi. Le tangenziali milanesi, sì, a piedi; il bordo della metropoli percorso passo passo per novanta chilometri,uno più uno meno, in un giugno insopportabilmente torrido, quando l'asfalto non perdona.
Inutile dire che ne è venuto fuori un libro anche fotografico, «Tangenziali» (Guanda), che presenteranno oggi (Feltrinelli, corso Buenos Aires 33, ore 18.30). Un libro prima di tutto divertente. Si sorride, a volte si ride, perché la strana coppia - magari li avete pure visti, quest'estate, mentre si davano a vicenda del matto sul bordo della Est o della Ovest - gioca a Pinocchio e Lucignolo: Biondillo fa il buono, l'architetto che giustifica le stroppiature urbanistiche, trasforma i circoli viziosi di traffico in circoli virtuosi di «mobilità» e trova poesia nei meccanici baffuti, musica nelle fanciulle rom, fascino nell'orrore delle nutrie stecchite sotto i guardrail. Mentre Monina maledice la metropoli e i suoi tòpoi, fa l'emigrato affranto che Milano incarcera nel grigio e le tangenziali sono l'ennesima eco di quel caos solforoso.
L'idea è nata, cappuccini a parte, dalla psicogeografia, che in sé sarebbe un'indagine dello spazio urbano allo scopo di ri-definirlo in base ai suoi rapporti con la psiche e che in questo libro-esperimento è diventata il pretesto per vedere di Milano cose che noi umani a piedi non possiamo immaginare. «Era l'unica parte della città che non conoscevo» ci spiega Biondillo, «perché non ho la patente. Come due pellegrini, ogni mattina prendevamo un mezzo pubblico che ci portava in un punto della tangenziale e la sera un altro che ci riportava in città. Così per dieci tappe. A forza di respirar polveri sottili avremo perso tre anni di vita, ma ne è valsa la pena. Ora so che il Nord è del tutto urbanizzato, mentre a Sud convivono con la tangenziale campi di grano e risaie, ovvero il paesaggio medievale bonificato dai frati. Consiglio di fare sulla Est il seguente surreale esperimento: mettete cuffiette con musica bucolica ad alto volume e fermatevi in contemplazione dell'abbazia di Monlué. Poi fatevi togliere a tradimento le cuffiette: il bordone del traffico che sta alle vostre spalle vi invaderà come un incubo infernale». Avete presente quelli che sulle montagne aprono nuove piste? La «90 chilometri» della «Biondillo-Monina» ha già fatto scuola: i due hanno ricevuto decine di richieste per visite guidate sul percorso tangenziale. E Biondillo è pronto a rifarlo: «Ma stavolta vorrei provarci in bicicletta».