Scrive al Corsera per difendere la legge Pecorella

La decisione del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di rinviare la legge al Parlamento arriva nel giorno in cui sul Corriere della Sera si dibatte dell’argomento. Tra le lettere pubblicate ieri, ce n’è una del professore Alessandro Figà-Talamanca, docente alla Sapienza di Roma, già collaboratore di Repubblica e oggi del quotidiano il Riformista. Per sostenere le sue opinioni il docente decide di scrivere al quotidiano di via Solferino per replicare a un precedente articolo di Vittorio Grevi proprio sul processo penale e il «provvedimento Pecorella». Scrive Figà Talamanca: Grevi sostiene che «la non appellabilità del giudizio di assoluzione di un imputato è incostituzionale, in quanto viola il principio della “parità delle parti”» Ma, sostiene Figà Talamanca, l’appello del Pm ad una sentenza di assoluzione può portare solo a due risultati: la conferma dell’assoluzione o il ribaltamento della sentenza. «Nel primo caso - scrive il professore - si sono sprecate inutilmente risorse pubbliche e private, prolungando ingiustamente l’angoscia dell’imputato, nel secondo, in assenza di nuovi elementi di prova, si conferma solo che il caso è dubbio». E nei Paesi civili, conclude, i casi dubbi sono risolti a favore dell’imputato («in dubio pro reo»). Risposta di Grevi: il giudizio di appello non è solo una rilettura delle stesse prove, «ma tiene conto di elementi di fatto non considerati dal precedente giudice».