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Si chiama «24/7» ed è la nuova collana Rizzoli di narrativa italiana: target «under 40», spirito radical-chic e stile libero

Non passa giorno che il povero recensore, già subissato di libri delle case editrici più improbabili e da bestseller sempre presentati come capolavori, non riceva anche inviti a presentazioni impensabili, reading da brivido e incontri che di letterario sembrano aver ben poco. Flyers, così li chiamerebbe il copy di un’agenzia pubblicitaria che, per la maggior parte dei casi, sono talmente eleganti da risultare polverosi già soltanto dalla busta.
Lo stesso dicasi per le copertine dei libri. Non manca occasione per trovarsi in casa un campionario da paura: grafiche ultratradizionali o tentativi improbabili, da museo del kitch, di stupire con effetti speciali. In questo panorama di pacchi e pacchetti arriva adesso «24/7», la nuova collana Rizzoli, che si contraddistingue per il suo “stile libero”. La somiglianza alla ormai celebre collana einaudiana, inaugurata negli anni Novanta, è tanto palese da sembrare sfrontata. Ma se ad Einaudi, malgrado un recente maquillage delle copertine, sembrano essere rimasti fermi nel tempo, intrappolati tra istinto di innovazione e istinto di conservazione di una tradizione diventata con gli anni piuttosto polverosa, la nuova collana Rizzoli ha compreso che i titoli di «24/7», destinati per lo più ad un pubblico under 40, vanno presentati come può essere lanciato un nuovo prodotto discografico.
Grazie all’arrivo di nuovi editor, su tutti Stefano Magagnoli, per anni deus ex machina delle nuove frontiere narrative firmate Mondadori, in Rizzoli hanno innanzitutto lanciato un’offensiva da campagna acquisti calcistica: Giuseppe Genna, Wu Ming 5, Igino Domanin, Piero Colaprico sono tra i molti autori che sono passati in questo nuovo parco macchine editoriale. Scrittori, considerati tra i narratori italiani dalle maggiori potenzialità, felici e contenti, sembrano aver acquisito nuova linfa vitale. Merito di uno “stile libero” aperto 24 ore su 24 sette giorni su sette (da qui il titolo della collana «24/7») che permette loro di interagire con il proprio pubblico attraverso, ma è soltanto il primo esempio, un sito internet dinamico e aperto al confronto (www.24sette.it ), creato da una società di design internet dal nome programmatico «Soft People». Qui si trovano sondaggi, interventi, discussioni, blog, polemiche: niente di nuovo, sia chiaro, ma l’abilità degli ideatori di 24sette.it è di aver reso lo “stile libero” un qualcosa di glamour, di cool, di fashion (direbbero sempre i pubblicitari). In sintesi: un accattivante vetrina virtuale acchiappalettori che si distingue dai l(u)oghi comuni.
Al di là dei titoli proposti, alcuni di alta qualità, «24/7» sembra sbarcata direttamente da una factory newyorchese. Questo è lo spirito che anima la collana: una novità che permette anche al povero recensore, di illuminarsi gli occhi quando riceve l’invito alla presentazione di un nuovo titolo. Eh, sì, perché quelli di «24/7» non presentano: festeggiano. Quasi ogni incontro è una festa.
E così tra musica, dj-set, cocktail e tartine, il povero recensore, solitamente intristito da incontri di una noia mortale, può muoversi in un clima di allegria supergiovane e godersi l’unica collana di narrativa italiana che possiamo davvero definire, rubando la celebre definizione da Tom Wolfe, radical-chic. Peccato che al posto delle Pantere Nere, dei rivoluzionari e degli hippy anni Settanta, s’incontrino sempre gli altri poveri recensori: illuminati e spaesati dalle atmosfere di questo salotto newyorchese made in Italy.