Scrivete, scrivete qualcuno pubblicherà

«Ma insomma che libro volete che scriviamo?». È questa la prima domanda posta dal pubblico a Esor-dire, incontro con gli editor di narrativa italiana organizzato dalla Scuola Holden di Baricco al Circolo dei Lettori di Torino. Risposta di Giulio Mozzi (Sironi e vibrisselibri.net): «Ve ne dovete fregare di cosa vogliamo!». Risposta dietro le quinte di Mozzi: «Se il resto del pubblico non si è alzato a linciarlo vuol dire che qualcosa non va!». Mozzi aveva appena spiegato che riceve decine di manoscritti firmati Alessia Q. e Brigitta D., imitazioni di Melissa P. E gli autori a volte sono uomini, e hanno superato i 40! La letteratura emulativa è floridissima ma senza chance di pubblicazione. Prima era Jack Frusciante, ora Melissa P. «Un libro deve essere scritto col cuore, nascere da una urgenza narrativa» spiega Michele Rossi (Rizzoli).
Una delle curiosità più diffuse è questa: le case editrici leggono i manoscritti che ricevono? Risposta di Rossi: «Ho insistito che in Rizzoli venisse assunta una figura che si dedichi unicamente a questo scopo. L’anno scorso abbiamo ricevuto 428 manoscritti. Li ha letti tutti. Da quello il cui autore si professava lo Spirito Santo a quello di buona scrittura. Non ne pubblicheremo neanche uno». Attenzione (cosa che ha sconvolto non poco il pubblico di «aspiranti», in gran parte giovani dai 25 ai 35 anni, carini e casual): Rossi pubblicherà le memorie di un barbone incontrato per strada, un extracomunitario dalla rocambolesca esistenza. C’è sempre un’ultima spiaggia. «Ma che discorsi deprimenti» sbuffa una ragazza durante una pausa.
Paola Gallo (Einaudi) riceve 2000 manoscritti l’anno. L’Einaudi ha dei lettori professionali pagati a una tariffa base lorda di 25 euro a manoscritto (prima erano 50mila lire, cambio perfetto per una volta!). In molti casi ci si ferma alle prime pagine, non vale la pena di andare avanti. Ma il conto è fatto: 25 euro per 2000 manoscritti fa 50mila euro l’anno. Con 50mila euro si possono comprare i diritti di un autore straniero di grido. E cosa conviene fare? «Gli esordienti sono la forza rigeneratrice della scrittura» dice Giulio Milani, della tondelliana Transeuropa. Ma pure Tondelli, che aveva il progetto di «dare una risposta a tutti, a un certo punto si arrese».
I nuovi talenti sono una risorsa importantissima, ribadisce Rosaria Carpinelli, entusiasta di esser passata da Rizzoli a Fandango, dove «ho potuto realizzare finalmente un sogno, fare un libro con quattro copertine diverse, Questa storia di Baricco». Non bisogna demonizzare il discorso mercantile, un libro che non vende è un libro che non viene letto. Va da sé che può essere ottimo. Lo sottolinea Rossi: «Per questa logica è stata chiusa una collana di ricerca come Sintonie. Ora ne abbiamo creato un’altra analoga, 24/7». «Quando vai in libreria a proporre Saramago ti chiedono 50 copie», spiega sconsolata la Gallo, «30 di McEwan, e solo 2 di Pinco Pallino».
Ma che genere di libri scrivono gli esordienti? «Autobiografici», dice Alessia Polli, di Fazi. «Una tendenza che non riguarda solo loro e non mi dispiace, purché ci sia la giusta dose di fiction». Coniglio, editore romano, pubblica pure fumetti, ricorre al canale distributivo dell’edicola e ha una collana che prende il nome dal lemming, il roditore che per sfuggire ambienti sovraffollati emigra anche a costo di correre rischi mortali, una metafora del cercare strade alternative. «I Lemming sono agili e ironici volumi di 90 pagine, 45 minuti di tempo di lettura (l’abbiamo calcolato come fanno a Vanity Fair!), 5 euro di prezzo di copertina» dice Alessandra Sabatini. In mano ha un Lemming, La vita sessuale di Alessandro Baricco, di Gianluca Colloca. Provocazione! «È la storia di alcuni ragazzi italiani in vacanza a Copenaghen che cercano di rimorchiare spacciandosi per Baricco». Funziona? «Sì ma usano tutti lo stesso stratagemma e si mettono nei casini».
Dura la vita dell’aspirante! Ma con un lume, meglio barlume in fondo al tunnel. «Io pubblico anche manoscritti che mi sono arrivati via posta» dice Marco Vicentini, fondatore e proprietario di Meridiano Zero. «Ma non mandateli in giro indiscriminatamente». Non ha senso mandare un romanzo splatter all’Adelphi. «Se io ricevessi un Joyce non lo pubblicherei, lo segnalerei a un altro editore». Scoppia un tormentone. Tutti si chiedono se lo pubblicherebbero anche se non hanno una collana ad hoc. Gianluca Barbera, già Sironi, ora editore in proprio, dice che la varerebbe e lo ha fatto per un esordiente che andrà in libreria quest’anno. Poi il tormentone demenziale si conclude. Bisognava porsi il dubbio quando Joyce non era ancora un mito e voci autorevoli come quella della Woolf esprimevano parere contrario! Altri casi Proust, Kafka... E Guido Morselli che si è sparato dopo l’ennesimo rifiuto?
Ma se è difficile pubblicare senza avere contatti nell’ambiente, non dico spinte, ciò non toglie che sia possibile. O almeno non impossibile. «Come vincere al Superenalotto» dice la Gallo che ammette: «Il numero di esordienti cui diamo spazio è modesto, diverso il discorso per Stile Libero». E Marco Cassini, tra i fondatori di minimum fax, editore piccolo ma visibile che pubblica Carver, rivela: «Dei manoscritti che abbiamo ricevuto via posta ne abbiamo pubblicato solo uno. Ma era Valeria Parrella e il suo successo mi ha spinto a continuare a leggere tutto».
Ma se pubblicare non è impossibile, il difficile è continuare a farlo dopo il secondo o terzo libro. Questo porta movimento nel mercato. Ci sono autori che passano da un editore all’altro, da un piccolo a un grande editore e viceversa. «Io non posso permettermi di pubblicare tre libri l’anno di Tiziano Scarpa!» dice la Gallo. «Mi è costato lacrime e sangue farglielo capire ma ora lui ha anche altri sbocchi editoriali ed è contento così». Il nome di Scarpa torna per un articolo polemico in cui sostiene che in Italia si ghettizzano gli scrittori bollandoli come giovani fino a 40 anni mentre i Moravia e i Leopardi erano maturi a 20. Tutti gli danno torto, i tempi sono cambiati, ma ammettono che è più facile esordire se si è giovani. Vicentini cita il caso di Francesco Permunian, che esordì con successo in Meridiano Zero ma non riuscì a vendere a Francoforte: nessun editore straniero voleva un esordiente cinquantenne!
Giro finale per sapere quanti dei libri che i relatori pubblicheranno quest’anno in narrativa italiana sono di esordienti: 3 su 20 (Einaudi), 70 per cento (Lemming), 10 su 11 (Fazi), 3 su 6 (Meridiano Zero), 5 o 7 su 14 per Sironi e 10 su 10 per Vibrisse, 2 su 14 per Fandango (ma è in gestazione la collana Fandango 15 che pubblicherà solo esordienti, 15 l’anno appunto), 6 su 43/45 (Rizzoli), 2 su 7 (Barbera). E la tondelliana Transeuropa? Solo una antologia di racconti. Ma salta fuori che uno degli esordienti (Einaudi) è postumo, cioè morto. Non è mai troppo tardi.