«Scrivo per il cinema Ma poi torno ai suoni colti che amo»

L’11 eseguo «Voci dal silenzio» a San Marco, intanto lavoro con Tornatore e per la Tv

da Milano

Più il Maestro sfugge la mondanità più questa lo insegue e lo irretisce. L’Oscar Ennio Morricone domani sarà a Venezia per ritirare il premio S. Pellegrino Stella dell’anno, come miglior artista internazionale, il riconoscimento più ambìto del Premio «Diamanti al cinema», assegnato dagli spettatori delle sale cinematografiche. Una toccata e fuga, anche se Morricone tornerà in Laguna per due concerti il 10 e soprattutto l’11 in piazza San Marco, dove eseguirà Voci dal silenzio, la sua opera scritta in memoria della strage delle Torri Gemelle.
Caro Maestro, un premio a lei non è più una notizia.
«Però fa sempre piacere, e invoglia ad andare avanti».
Ha un carnet molto fitto di impegni?
«Sto preparando il concerto dell’11 settembre in piazza San Marco. In quel tragico anniversario ripropongo Voci del silenzio, per voce recitante e orchestra, dedicata alle vittime di tutte le stragi. Eseguirò anche i miei temi più popolari e pagine meno note come il vecchio Atame di Almodóvar».
Ma sta lavorando anche per il cinema.
«Sto componendo la musica per il nuovo film di Tornatore, Baaria, che è il nome antico di Bagheria da dove lui proviene. E poi il film Tv di Alberto Negrin L’ultimo dei Corleonesi, sui boss della mafia».
Come è cambiato il rapporto tra musica e cinema?
«Non è cambiato. Per me è un rapporto che funziona solo se il regista mi sta bene; deve esserci reciproca fiducia. Spesso il compositore viene usato dal regista che impone la sua volontà e il suo gusto».
Per questo lei scrive musica da film e non musica per i film.
«Io faccio in modo che si rispetti il valore espressivo della musica. E per farlo seguo quella che chiamo “regola dell’est”: energia, spazio, tempo. Energia per trasmettere forza alle immagini, spazio e tempo per far emergere i suoni».
Com’è oggi la qualità della musica da film e di quella leggera in generale?
«Buona, ma come sempre ci sono compositori ottimi e altri davvero modesti, ma non mi faccia fare nomi per carità. Accade in tutti i generi e gli stili. Ricordo con affetto cantautori come Paoli ed Endrigo perché agli esordi ho arrangiato decine di brani celebri come Sapore di sale. Oggi va molto di moda il termine contaminazione, ma per me ha un significato diverso: vuol dire la somma delle mie esperienze e dei miei sentimenti musicali. Dal punto di vista tecnico, del suono, dei missaggi invece oggi la musica è migliore».
A Venezia in questi giorni Riz Ortolani debutta nel musical. Piacerebbe anche a lei provare qualche nuova sfida?
«Fuori dal cinema mi interesso solo alla musica colta, ai concerti sinfonici. Al mio primo amore insomma prima che le colonne sonore mi rapissero».
Quindi non seguirà la Mostra?
«Eh no, si lavora...».
C’è una retrospettiva dedicata ai vecchi western che ha aperto con Per un pugno di dollari...
«Quei film mi fanno capire quanto il tempo sia passato. Ripensandoci o rivedendoli provo nostalgia ma anche tanta soddisfazione».