"Scrivo libri di poesia e faccio ridere ma sono un calciatore"

Gene Gnocchi è conduttore, attore di fiction e cinema, autore di teatro ed editorialista. Su Raidue farà <em>Artù</em> con la Canalis e poi si occuperà di letteratura. Ma forse andrà a La7

Scusi Gene Gnocchi, è sicuro di meritarsi il titolo di poliedrico?
«Sì, ma non so fino a che punto sia un merito».

Cominciamo. Conduttore, autore e intrattenitore televisivo. E fanno già tre...
«Conduttore e intrattenitore sono un po’ la stessa cosa».

Ma a Quelli che il calcio...
«Suona meglio guastatore».

Procediamo. Attore cinematografico, con due film, Cuori al verde e Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica. Solo il primo carino, è d’accordo?
«Sì, l’altro non era granché».

Come mai ha smesso?
«Semplice, non mi hanno offerto più niente».

Niente di niente?
«Neri Parenti per la verità mi voleva nel suo Tifosi, accanto ad Abatantuono, De Sica e Boldi. Il genere non mi entusiasma, ma comunque ero già impegnato».

Stranamente impegnato, si potrebbe aggiungere. Con le fiction come è messo?
«Ne ho fatta una con Luana Colussi...».

La Colussi ha smesso di recitare durante le guerre d’Indipendenza...
«Be’, si è sposata. In effetti è roba di una decina d’anni fa».

Autore teatrale...
«Sì, confermo».

Con titoli interminabili e testi surreali, tipo La neve e l’arte...
«...di scioglierla senza farla bollire. Oppure La constatazione amichevole nei tamponamenti tra mietitrebbie».

Dove lei recita anche...
«Giocoforza, direi».

Prossimo impegno in palcoscenico?
«Uno spettacolo intitolato Cose che mi sono capitate. Debutto in autunno nella mia Fidenza».

Libri ne hai scritti?
«Due racconti lunghi e un libro di poesie».

Sarà mica roba seria, ce ne legge una?
«Aspetto da anni il passaggio
della corsa,
che dal fondo del vialone
ricompaia mio padre
con un abito bianco,
l’azzurra camicia,
che sorrida
dimesso e paziente
come quando non c’è più
stata speranza».

Irriconoscibile, nessuno al mondo direbbe che è sua. Chi si aspettava un altro Achille Campanile avrà voluto indietro i soldi...
«Non mi risulta».

Andiamo avanti. Ha una rubrica quotidiana, il Rompipallone, sulla Gazzetta dello Sport. E una settimanale su Sport Week, il magazine della Gazzetta...
«Mi diverto ad andare a ruota libera».

Anche se a volte nel Rompipallone esagera, come quando ha scritto che a Pisa per l’arrivo di Martina Colombari, moglie dell’aspirante allenatore Costacurta, si era raddrizzata la Torre. Mai avuto censure?
«Mai. Finora».

Il suo bersaglio preferito è Ronaldo, quello del Milan...
«Mi fa rabbia così grasso, se penso a com’era. Ma la vera miniera è il doping nel ciclismo».

Su Sport Week risponde alle lettere sfogando il suo umorismo surreale. Per esempio “Cosa ha fatto Materazzi dopo aver sbagliato il rigore contro il Siena? Ha telefonato alla sorella di Zidane. Non posso riferire la conversazione se no chiudono il giornale”. Lei si divertirà, Materazzi meno...
«Difatti è uno che di primo acchito non la prende troppo bene. Poi anche lui ci ride su».

Infine, salvo omissioni, c’è il Gnocchi calciatore...
«La mia attività preferita. La più seria. Io nasco calciatore e muoio calciatore, anche se riconosco di essere un po’ matto. Mi sono allenato tutto l’anno coi ragazzini del Fidenza: all’inizio erano perplessi, poi mi hanno trattato con rispetto».

Meglio il destro o il sinistro?
«Il destro».

Il suo idolo resta Savicevic?
«Sì, ma non solo. Rivera, Platini, Kakà, Leo Messi. Quelli che hanno i piedi fatati».

Non Poulsen, il nuovo danese della Juve...
«Voglio vedere qualcuno che dice: “Oggi vado allo stadio perché gioca Poulsen”».

Al posto di Berlusconi, Ronaldinho l’avrebbe preso?
«Certo, se poi non andasse bene può sempre fare il ministro della Giustizia. Alfano gioca benissimo, è il Ronaldinho bianco, con le pandette riesce a fare qualsiasi cosa».

Qualcuno chiede perché non fa più La grande notte...
«Volevamo cambiare. È uno schema ormai preso da tutti».

Tempo fa aveva una rubrica satirica in coda al Tg2. Sparita, come mai?
«Era un esperimento. Io avrei continuato. Anzi la rifarei da subito. Ma non parlerei di bocciatura».

Artù invece torna...
«Sì, farò una nuova serie. Mi sono reso conto che è molto difficile condurre un talk che prende un giro un talk, un tipo di tv che io detesto. La scelta degli ospiti diventa decisiva. Credo che ora abbiamo una compagnia di giro quasi perfetta».

Ci sarà Elisabetta Canalis al suo fianco...
«La Canalis mi incuriosisce. Io dico che è ancora da scoprire. È una ragazza in gamba».

E in gambe, anche. A proposito, avrà la minigonna ascellare?
«Per me potrà mettere, e dire, quel che vuole».

Basta così o bolle ancora qualcosa nel suo immenso pentolone?
«Da novembre un programma semiserio sui libri, ambientato in una carrozza ferroviaria, anche questo su Raidue. Consiglieremo i libri da leggere ma soprattutto ospiteremo gente che legge e gente che vorrebbe pubblicare».

Più che un vagone avrà bisogno di una stazione. Giorno e ora?
«La domenica mattina verso mezzogiorno. Durerà mezz’ora».

Perderete chi guarda la messa...
«Eviteremo di parlare di libri religiosi».

Si dice che lei andrà presto a La7. Quindi dà ragione ad Arbore: meno siamo, meglio stiamo...
«La proposta c’è stata. Devo capire che cosa vogliono. È un’opportunità di lavoro che mi interessa. Non è un problema di ascolti. Certo che se fosse un programma sulle moto alle otto di mattina non si farebbero sfracelli».

I personaggi dello spettacolo più spiritosi?
«Tra le donne, Amanda Lear, non c’è gara. Tra gli uomini Teo Teocoli, mi ha fatto divertire tanto».

E i meno spiritosi?
«Irene Pivetti e Marco Columbro. Lui quando è stato mio ospite mi ha deluso, ma può essere stato un caso. Lei no, è proprio così».