Scudetto a canestro: Milano pareggia in una sfida fra nani

Partita imbarazzante e lenta: Blair e Schultze la dominano, Rancik e Douglas la sbagliano

Oscar Eleni

da Milano

Milano mette la cintura di castità alla Fortitudo, pulzella che non sa davvero cosa sia la virtù, pareggia il conto in questa finale scudetto, in una serata elettrizzante per quello che c’era intorno, imbarazzante per quello che si è visto sul campo. Splendida notte, ancora una volta, per Sasha Djordjevic, ma soprattutto per Giuseppe Blair che domina il cielo della partita e chiama come testimone di queste nozze morganatiche Sven Schultze, arrivato come rinforzo dell’ultima ora, tipo sturmtruppen e invece consistente al punto da intimidire persino Smodis.
La Climamio deve amare le situazioni dove nessuno riesce a capirla. Repesa ha tentato la carta sorpresa mettendo nei primi cinque due tipi come Rombaldoni e Rancik che non hanno davvero compreso cosa veniva offerto loro, ma d’altronde sono i soliti indiziati. E se parte bene solo Lorbek - mentre Douglas sembra essersi portato in campo uno dei suoi serpenti ipnotizzatori e Mancinelli, da lungo tempo, non trova partite da dedicare a nessuno - è facile comprendere la felicità di Lardo per trenta minuti di partita al passo.
Una tela di ragno per il giansenista che sa parlare ai suoi fringuelli con più convinzione rispetto a Gelsomino Repesa che ora vede allungare la serie e deve anche domandarsi che miglio può mettere nella gabbia per rimettersi almeno a correre, per ritrovare almeno le piume di queste aquile che hanno perso 23 palloni, che non hanno visto il canestro dalla linea dei tre punti fino al 3’20” del terzo quarto quando Smodis ha messo l’unico dei 5 colpi che ha sparato a salve. Mai essere categorici nei playoff, chi ti incanta una sera, poi la volta dopo (appunto Douglas sembra uno zombi) ti tradisce. Ma si può dire che l’Armani ha trovato qualche certezza in più perché Blair le ha preso ancora 8 rimbalzi, ha segnato 16 punti, chiudendo con la valutazione super di +28. Perché il soldato Schultze si è fatto i suoi 10 punticini, alzando il muro della difesa.
Questa teoria molto slava di sorprendere gli avversari tenendo in panchina l’uomo forte, in questo caso Basile e Smodis, era già stata sperimentata da Skansi, con Kicanovic, ai tempi della finale Milano-Pesaro. Anche in quell’occasione il quintetto inventato per stupire non era andato sotto e infatti la Climamio si è tenuta sempre a distanza di 4-6 punti. Ma la domanda che si fanno tutti è se vale la pena, considerando che il Pero ebbe il massimo dai suoi sostituti a sorpresa, mentre Repesa ha scoperto che questo Rombaldoni, che sarà anche dolorante e avrà mille scuse, trema davanti alla sua di ombra, neppure l’ombra di un avversario, mentre Rancik è così famoso da ritenersi un artista quasi da Nba. Ma è anche un viandante senza una casa dove stare riparato.
L’Olimpia fa saltare il suo principe, si gode la notte del pareggio con la faccia delle squadre che hanno il diritto di credere che questa serie potrebbe andare davvero lontano. E camminando verso una quinta partita c’è la possibilità che la Fortitudo prenda ancora più paura. Quando Basile scuote il testone, non riesce a liberarsi dalle piovre Coldebella e Gigena, allora capisce che la Fortitudo è una squadra sempre alla ricerca di un motivo per piangersi addosso. Ora chi era convinto che non aver chiuso con largo punteggio la prima avrebbe tenuta sveglia la squadra dei rapaci notturni comprenderà che il pericolo si sta avvicinando: tutto si proietta su gara tre di Bologna, martedì prossimo. Lì si dovrà leggere tutto un po’ meglio, nella speranza che questa voglia di blindare il gioco, di mettere cinture di castità ci lasci almeno vedere qualche bella giocata su un campo fiorito. Senza dove stare dietro a questi arbitri e a questi giocatori.