«Scudetto degli onesti? No, dei prescritti»

RomaBattaglia legale su più fronti, a iniziare da quello sportivo, per ottenere giustizia. La Juventus passa al contrattacco dopo la decisione del Consiglio Federale del 18 luglio sull’«incompetenza» nella richiesta di revoca dello scudetto 2006, assegnato all’Inter dopo i fatti di Calciopoli.
Oltre un’ora di conferenza stampa, non a caso in un albergo della Capitale («la Juve è abituata a giocare le sue partite sul campo, questa si gioca fuori e a Roma...», così il presidente Andrea Agnelli), per annunciare e chiarire le mosse del club bianconero. Primo passo il ricorso già presentato al Tnas, il Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport, e non all’Alta Corte del Coni: in questa sede la Juve potrà far valere una pretesa disponibile relativa ad un risarcimento danni (anzitutto quelli d’immagine, la cifra sarà quantificata dai giudici, ma si parla di un totale di oltre 300 milioni di euro) e sedere al tavolo con i rappresentanti con l’Inter che può presentarsi come interessato. Se l’esito del lodo sarà negativo, la Juve «sconfinerà» (con il possibile rischio penalizzazione) nella giustizia ordinaria. Nel frattempo partiranno quattro esposti a procura regionale della Corte dei Conti, a prefetto di Roma e ministero dell’interno, a delegato sul controllo di gestione presso il Coni e addirittura al comitato esecutivo dell’Uefa.
Agnelli non cita mai il nome della società nerazzurra, ma non usa giri di parole per l’affondo al club di Moratti. «Il titolo 2005-2006 lo abbiamo vinto sul campo con 91 punti, qualcun altro se l’è visto recapitare con un atto amministrativo. È stato definito lo scudetto degli onesti: tutt’al più, è lo scudetto dei prescritti». Affondo al quale il patron dell’Inter replica seccamente: «Spero soltanto che prima o poi vada in vacanza, così si rilassa». Il clima resta incandescente a pochi giorni dal via del campionato - sciopero permettendo -. C’è chi ha proposto (il patron della Fiorentina Della Valle, opzione approvata dal numero uno della Figc Abete) un tavolo di dialogo per rasserenare gli animi. «Non temiamo il confronto, siamo stati giudicati e condannati per alcuni fatti dalla giustizia sportiva - così Agnelli -. Non saremmo però favorevoli a sederci per dialogare se questo dovesse servire per lavare coscienze sporche e a insabbiare».
Ecco dunque la battaglia legale, annunciata dagli avvocati Briamonte e Chiappero e da Pasquale Landi, professore di diritto amministrativo all’Università di Roma, che seguirà la parte al di fuori dello sport (vedi Tar del Lazio in prima istanza) per impugnare provvedimenti e avere l’eventuale liquidazione dei danni. «Dal 2006 abbiamo pagato a caro prezzo l’affidamento alla giustizia sportiva - aggiunge Agnelli - ma i fatti emersi al processo di Napoli ed elaborati dal procuratore Palazzi hanno mostrato una disparità di trattamento per noi inaccettabile. Il sistema che nel 2006 ha lapidato la Juventus ora è diventato garantista e incompetente».
Il percorso delle carte bollate partirà dunque dal Tnas. «Due le strade in via di accertamento - ha spiegato Briamonte -: o nel 2006 la decisione di Guido Rossi di assegnare lo scudetto all’Inter fu negligente oppure l’orizzonte temporale potrebbe spostarsi al 2011, con la «non decisione» del Consiglio federale. Attendiamo il lodo per l’autunno e l’auspicio è che prima arrivino anche gli esiti degli esposti. Se non raggiungessimo gli obiettivi, investiremmo la giustizia togata: prima il Tar, poi il Consiglio di Stato e infine le procure competenti». Si preannuncia un percorso lungo e faticoso, ma Agnelli non ha alcuna intenzione di mollare: «Metterò la parola fine nel giorno in cui riporteremo quei due scudetti nella nostra bacheca, visto che sono nostri. Quando i procedimenti penali di Napoli si saranno conclusi, potremo valutare se e in che modo richiederli. Il terzo grado di giudizio mette la parola fine, ma questo non vuol dire che non si possa cominciare prima. Dopo il terzo grado di giudizio, però, non c’è più spazio».
E se per lo scudetto 2004-2005 occorre un provvedimento di un giudice penale e comunque bisognerà attendere i verdetti di Calciopoli, come spiega l’avvocato Chiappero, il titolo della discordia è slegato da quei procedimenti. Ovvio che il primo obiettivo è la «revoca» di quel tricolore all’Inter per riconquistarlo (a tavolino).