Lo scudetto dell’Inter ha violato la Città proibita

A Pechino era quasi mezzanotte quando è arrivata la lieta novella. Si, anche a Pechino l’Inter che vince uno scudetto è una lieta novella. A Pechino, come a Tokyo, o in Madagascar oppure in Uganda, dove è stato fondato un Inter club composto da medici e paramedici di frontiera. Insomma quel mondo più che mai internazionale. Lontano che quasi pare impensabile. L’Inter, infatti, fuori dell’Italia ha attivato 57 club con un totale di 6.187 iscritti, ma la vera marea è in arrivo dalla Cina.
La Cina è vicina più che mai al mondo Inter, non solo per interessi commerciali dello sponsor che si è inventato la maglietta con la scritta in caratteri, andata a ruba in questi ultimi giorni a Pechino, ma anche per averci fondato un campus di calcio e per aver messo radice nell’interesse della gente fin dal tempo in cui Fraizzoli ci portò la squadra, che allora contava su Beccalossi e Altobelli. Narra la storia che l’Ivanoe presidente costrinse, anzi, Spillo a sposare la sua odierna signora prima della tournée. «La porto con me in questa trasferta, tanto poi ci sposiamo», disse lui. «No, prima ti sposi, poi partite», rispose l’altro. E così fu.
Davanti allo stadio, dove giocò allora l’Inter, comparve una marea sterminata di biciclette. Allora erano migliaia. Oggi si parla di tre-quattro milioni di potenziali tifosi. E chissà non vengano accontentati quanto prima: la società ha previsto un’altra tournée. All’Inter sono dedicati quattro siti internet più quello ufficiale scritto anche in cinese. A Pechino esiste un club riconosciuto dalla società, fondato un anno fa (25 iscritti), il cui presidente è un architetto milanese, Massimo Roy, che fa la spola tra Italia e Cina, mentre entro luglio avrà ufficialità anche un fan club, con sede nei sobborghi, ma che conta già su 3.000 preiscritti. In maggio, a Shanghai, verrà ufficializzato un club con 200 soci che rischierà di allargarsi a dismisura. Il signor Peng Hebing, il fondatore, da tempo gestisce uno di quei quattro famosi siti nerazzurri: dicono i numeri che gli utenti sono ventiduemila e la gran parte di essi attende solo l’apertura ufficiale del club per iscriversi. All’Inter si attendono di dover gestire una marea, soprattutto quest’anno: per festeggiare scudetto e centenario è previsto il congresso mondiale degli Inter club che porterà 40-50mila persone a Milano.
Visto e detto questo, ecco che il popolo nerazzurro di Pechino e dintorni si è agitato mica poco per il successo. I più accalorati hanno affittato un pub a Shishahai, come dire la via Brera di Milano, appena dietro la Città proibita, per festeggiare in libertà. O quasi. I giornali non si sono dimenticati dei lettori nerazzurri e perfino Sport illustrated, in edizione cinese, ha dedicato un servizio. Il gruppo dirigente del futuro fan club di Pechino ha già pensato di inviare un regalo a Moratti: una targa con la riproduzione della Muraglia cinese, che rappresenta il terribile muro scalato dalla gente nerazzurra per tornare allo scudetto.
Certo, perchè anche a Pechino, interisti e milanisti (ce ne sono tanti) si sono accapigliati su calciopoli ed affini. Battaglia sui siti, pro e contro, tanto da intasarli e bloccarli. Neppure fosse un derby. Soprattutto in questi tre giorni. Per tutti la solita domanda della discordia: vale più il campionato o la Champions?