Lo scudetto? Un giochino a tre

Tre grandi sorelle e una magnifica Cenerentola. Sono tre le grandi sorelle del calcio italiano, tre come le virtù di Inter, Palermo e Roma in rigoroso ordine di classifica. Non meraviglia il nucleo ristretto entro il quale si può mettere in palio lo scudetto corrente: è l’unico recinto possibile. Di più non si può pretendere se la Juventus fa sfracelli ma in serie B, se la Fiorentina rema controcorrente per la pesante penalizzazione e infine se il Milan è in piena crisi di risultati, di gioco e di prestazioni. Diego Della Valle non pretende molto più di una salvezza dai suoi, Silvio Berlusconi è il primo a capire l’aria che tira dalle parti di Milanello e a difendere, con le unghie e con i denti, il suo allenatore finito sul banco degli accusati. Il cedimento, fisico, del Milan al cospetto della Roma, sabato notte, maturato negli ultimi venti minuti, contro i giallorossi capaci di inserire il turbo (Aquilani) è solo una parte delle inadempienze, degli errori e dei tradimenti (Nesta e Seedorf) patiti. Il resto discende, come una valanga dalla palla di neve, dalla rivoluzione di «moggiopoli».
Non fa notizia l’Inter appollaiata lassù col magico sigillo di Cruz. Mancini ha a disposizione un’autentica armata e da tempo ha preso a liberarsi di ogni complesso, ogni vizietto. Nemmeno il Palermo, a sopresa nel condominio tricolore, può risultare una sorpresa. Ha liquidato il Toro con una scioltezza che deve far preoccupare i morattiani, attesi nella tana dello stadio siciliano tra due settimane per la sfida storica mai disputata da quelle parti. Piuttosto è un orgoglioso scatto in avanti quello compiuto dalla Roma, sabato sera, a San Siro. E non certo per aver esorcizzato la tradizione sfavorevole. È il modo con cui Totti ha sbriciolato quel che è rimasto del vecchio Milan che incanta. E autorizza a immaginare un duello a tre, orientato nelle prossime cadenze dalla Champions league.
Tre grandi sorelle e una Cenerentola. Meglio celebrarla subito prima che il tempo ne sfiorisca la bellezza contagiosa. Qui si parla del Catania allenato da uno sconosciuto, un ragazzo timido e silenzioso, allevato in provincia, Pasquale Marino che ha a disposizione qualche zucca trasformata in una carrozza di cristalli luccicanti. Sono sufficienti alcuni giovanotti di buona volontà (il nome più famoso? Baiocco ex Perugia e Juve di passaggio), animati da grandi motivazioni, per mettere sotto rivali di ogni tipo, come il Livorno. Grazie a un attaccante di anagrafe siciliana, Corona, che l’anno scorso giocava col Catanzaro.