«Lo scudetto a Palermo? Solo per miracolo»

«Da noi Kakà non verrebbe mai. Però c’è Fontana che fa il fenomeno»

Franco Ordine

Presidente Zamparini, possiamo puntare sullo scudetto del Palermo?
«Sullo scudetto no, non ancora. Io ho puntato sul progetto del Palermo che prevede, per quest’anno, l’arrivo tra le prime quattro, per sentirci al livello della Fiorentina. Siamo ancora lontani da Inter e Milan che hanno organici più forti del nostro, effetto della sperequazione economica che esiste a livello di fatturato e che si traduce nei risultati. Uno come Kakà, da noi a Palermo, non verrebbe mai per fare un esempio».
Allora addio speranze di tricolore per il Palermo...
«Nel calcio italiano eventi del genere accadono ogni 15 anni. Non ho fatto di conto: quanto tempo è passato dalla Samp di Mantovani? Per i miracoli, noi italiani, siamo sempre pronti».
È vero che lei attribuisce al dopo «moggiopoli» l’effetto virtuoso degli arbitri nell’attuale stagione?
«Nel passato, non è un mistero, le grandi hanno usufruito del condizionamento psicologico degli arbitri. Quest’estate abbiamo scoperto che era stata realizzata addirittura una organizzazione smantellata la quale s’è creato un clima diverso. Gli arbitri non hanno più rispetto per le grandi. Anzi, in qualche caso, vanno addirittura contro. Quando Zaccheroni allenava il Venezia, venne a fischiare un arbitro delle sue parti, che giocava con lui a pallone: per non sembrare supino all’amicizia, ci negò due rigori clamorosi. A questo mi riferisco».
Cioè?
«Abbiamo smantellato il vecchio potere, ma non vorrei che se ne creasse un altro».
Gli arbitri, nel frattempo, si sono sottratti al condizionamento delle società: condivide la scelta?
«Il designatore nominato dalla categoria invece che dal potere politico è un passo avanti. Ma attenti a non creare un mostro: perché un dirigente, capo degli arbitri, così potente, può diventare pericoloso. Sono le persone che rovinano i ruoli. Il nostro guaio fu eleggere Carraro, presidente della federcalcio, non la federcalcio. E in più abbiamo un deficit di cultura sportiva da colmare: in Inghilterra vincere col trucco viene considerato una sconfitta, da noi una qualità».
Ma finora gli arbitri italiani come si sono comportati?
«In modo anomalo in un campionato anomalo, dove non c’è la Juve, e Milan e Fiorentina sono in ritardo per le penalizzazioni. Vedo più equilibrio, non nelle decisioni clamorose, rigori o gol annullati, ma nella conduzione delle sfide. Perciò riesce al Palermo di vincere a San Siro».
Anche l’Inter e Moratti si son ritrovati al centro di molte censure. Ne comprende il motivo?
«È quasi inevitabile in certi casi. I tifosi delle altre squadre non hanno perdonato a Moratti il moralismo di talune dichiarazioni».
Specie quando hanno scoperto il pedinamento di Vieri...
«Tutti i d.s. controllano i propri giocatori, anche il mio lo fa pur sapendo che Palermo non è Milano o Roma. E glielo dice uno educato in collegio che subiva controlli quotidiani».
Quali considera i gioielli del suo mercato?
«Bresciano e Simplicio: sono i pilastri del mio fortissimo centrocampo».
Ma non avevate il problema dei portieri?
«E infatti l’abbiamo risolto arruolandone due, uno meglio dell’altro. Agliardi ora è infortunato ma è stato la rivelazione delle prime domeniche. Abbiamo anche Fontana che, a 40 anni, fa il fenomeno».
Lei e Spinelli del Livorno volete le vostre squadre fuori dall’Uefa: scherzate o fate sul serio?
«Io non tifo, ma se si verificasse l’evento non ne farei un dramma. E la spiegazione è sotto gli occhi di tutti. Non guadagniamo un euro dalle esibizioni in tv. Solo in semifinale o finale raccoglieremmo qualcosa dal punto di vista dell’immagine. L’Uefa conviene a turchi o romeni. Anche per colpa della Rai».
Cosa c’entra la Rai?
«C’entra. Ha speso 50 milioni di euro per acquistare i diritti della Champions e zero per l’Uefa. Così noi siamo rimasti a bocca asciutta. Andrà ancora peggio con la coppa Italia».
In che senso?
«Vedrà, la prossima settimana alcune società saranno costrette a schierare le squadre primavera. Senza i proventi tv, non serve a niente il torneo. O si cambia e troviamo una formula che ricordi la coppa di Spagna, oppure è meglio chiudere bottega».
Il suo rapporto con Guidolin, una volta tempestoso, è cambiato: a cosa dobbiamo l’evento?
«A due fattori. Il primo: a Francesco ha fatto benissimo l’esperienza nel calcio francese. Il secondo: ho capito che certi rilievi è meglio farli privatamente all’allenatore invece che in pubblico, attraverso i giornali».
Cosa manca alla Sicilia per diventare una regione da scudetto?
«Ne discuto spesso con i politici della Regione, che sono giovani e in gamba, con i Cuffaro e i Miccichè. Per l’effetto terrorismo sulle località turistiche dei Paesi islamici, la Sicilia può diventare l’attrazione dei prossimi 10 anni. È dotata, dal ’48, dell’autonomia necessaria, potrebbe valorizzarla anche dal punto di vista fiscale per attirare capitali. E invece sa cosa succede? Che non riesco a trovare uno sponsor siciliano per il Palermo perché non esiste una impresa con quelle caratteristiche, al contrario di ciò che accade a Bergamo o Brescia, per esempio».
Non sarà anche colpa del progetto del ponte ammazzato in culla dal governo Prodi?
«Certo. E infatti i siciliani sono tutti favorevoli. Potrebbe garantire un’ondata di neo-liberismo invece che una di neo-statalismo capace di garantire solo depressione».