Da scudiero di Sete a prima guida Melandri: «Scusate se vado forte»

da Scarperia (Mugello)

È rientrato ai box tra gli applausi della squadra e quelli degli appassionati, che hanno così voluto rendere omaggio a un grande Marco Melandri. «Mi ci vorrebbe la medaglia di legno» ha trovato la forza di ironizzare il pilota del team Gresini, quarto, ma mai così vicino al vincitore. «Sto lavorando per crescere piano piano - è la sua analisi -. Quando mi sono sentito di poter rischiare l'ho fatto, ma in altre occasioni, ho preferito accontentarmi, portando a casa punti importanti: così sono secondo nel mondiale. È chiaro che al Mugello ci tenevo a finire sul podio, ma anche quarto va bene ed è stata la gara dove mi sono divertito di più in assoluto. Ho fatto dei bei sorpassi, ho preso dei rischi, sono stato lì fino alla fine. All'ultima curva ho fatto anche una manovra azzardata per cercare di passare Capirossi: non mi è riuscita, ma era giusto provarci. Chiedo scusa a Loris, non è stato un tentativo esemplare... ».
Ecco perché Melandri è secondo in campionato ed è - per lo meno stando alla classifica - il rivale più pericoloso di Rossi. Rispetto ai terribili tempi della Yamaha è molto più cosciente delle sue possibilità, sa quando è il momento di forzare e quando bisogna accontentarsi. Soltanto l'anno scorso, non cent'anni fa, Marco si sarebbe buttato a terra nel tentativo di rimanere attaccato ai rivali, mentre con la Honda ha finito cinque gare su cinque, con due podi e tre quarti posti all'attivo. E così, con Gibernau in grande difficoltà, Melandri è diventato il punto di riferimento del team Gresini. «Non voglio pensare di essere il numero uno della squadra - si fa improvvisamente timido, quasi timoroso di dare un'ulteriore mazzata al compagno già martoriato dai propri errori -. Mi sento bene, vado in Spagna con la consapevolezza di poter ottenere un risultato importante. Ma non mi faccio illusioni, non dico certo che a Barcellona vincerò. Piuttosto, mi dispiace che Gibernau sia scivolato. Io devo solo pensare a crescere».
Ci sta riuscendo alla grande e in gara ha saputo superare le tante difficoltà delle prove: anche questo, in prospettiva futura, è un segnale più che positivo. «Venerdì sono scivolato e sabato ho faticato a trovare la giusta messa a punto della mia Honda. In gara, però, sono riuscito a trovare un buon ritmo e all'inizio ho spinto forte». Così tanto che, per la prima volta da quando corre nella MotoGP, Marco ha fatto un giro in testa, l'undicesimo, e per tutta la gara è stato a pochissimi secondi, o meglio decimi, dalla prima posizione. Il sorpasso con il quale si è portato al comando è stato addirittura fantascientifico, perché con una sola frenata, quella alla prima curva, dove si arriva a 340 km/h e si rallenta fino a 110 km/h, ha infilato prima Biaggi e poi Rossi. Per giocarsi la vittoria gli manca sempre meno e Melandri, che ha solo 23 anni, è sempre più il futuro della nostra classe regina.