Scudo fiscale, procura indaga su Di Pietro: "Offese a Napolitano"

Per le dichiarazioni sulla promulgazione dello scudo fiscale potrebbe essere ipotizzato il reato di offese al capo dello Stato. Il leader Idv: "Rivendico il diritto-dovere di critica alle azioni lesive della Costituzione"

Roma - La procura di Roma sta valutando se nei riguardi del leader dell'idv, Antonio Di Pietro, con riferimento alle sue dichiarazioni sulla promulgazione della legge sullo scudo fiscale possa essere ipotizzato il reato di offese nei riguardi del capo dello Stato. "Rivendico il diritto-dovere di critica alle azioni lesive della Costituzione", ha replicato l'ex pm.

Le accuse al capo dello Stato Secondo quanto riportato da notizie di stampa, Di Pietro ha affermato che Giorgio Napolitano affermando che "non poteva promulgare la legge criminale sullo scudo fiscale ha compiuto un atto di viltà e di abdicazione". La valutazione che il procuratore della Repubblica, Giovanni Ferrara, sta facendo con i suoi aggiunti prima di stabilire se debbe essere aperto un fascicolo di indagine riguarda il contenuto di articoli di stampa pubblicati in questi giorni su vari quotidiani, nonchè sull’interrogazione che sui fatti è stata presentata dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga al ministro dell’Interno Roberto Maroni e al ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

La replica di Di Pietro "Aspetto e rispetto serenamente le valutazioni che la procura vorrà dare. Non mi avvarrò di alcuna immunità parlamentare e rivendico il mio diritto-dovere, come cittadino e come rappresentante eletto del popolo, di criticare quei provvedimenti e quelle azioni che ritengo lesive della Costituzione e del diritto da chiunque essi provengano, capo dello Stato compreso", ha subito replicato Di Pietro rilevando che "a sentirsi offeso dovrebbe esser quel povero cittadino che si è sentito redarguire dal presidente della Repubblica perché si era permesso di chiedergli di non firmare un provvedimento che egli, come me e tanti altri, ritiene ingiusto e iniquo in quanto favorisce criminali e danneggia gli onesti". Di Pietro non ha usato mezzi termini ribadendo che "in quella occasione le giustificazioni addotte dal Capo dello Stato appaiono a me e non solo a me del tutto irrituali". "Forse i costituzionalisti e i tanti commentatori che si sono esercitati in questi giorni a criminalizzare le mie critiche - ha concluso Di Pietro - dovrebbero interrogarsi se possano considerarsi opportune o non siano invece lesive della Costituzione proprio le parole rinunciatarie del Capo dello Stato. Ma in questo periodo di perbenismo di facciata e di ipocrisia di maniera non mi aspetto nulla di nuovo".