«Lo scudo? Scelta politica»

da Roma

L’Anm non vuole aprire un altro fronte. Almeno per ora. Sullo scudo che tutela le massime cariche dello Stato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, sceglie la cautela e assicura che non si intende invadere la sfera propria della politica. Troppe controversie sono già aperte tra il Palazzo e le toghe: dal provvedimento sulle intercettazioni a quello sospendi-processi, fino agli attacchi del premier Silvio Berlusconi ai magistrati politicizzati, per i quali l’Anm ha chiesto di incontrare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Calma, dunque, giudizio sospeso. Ma il lodo Alfano e le sue implicazioni e ricadute sulla macchina giudiziaria saranno studiate a fondo dagli esperti, Costituzione alla mano. Sempre, sotto il profilo «tecnico». E il «sindacato delle toghe» sorveglierà anche il dibattito parlamentare, con eventuali modifiche del disegno di legge per fare, eventualmente, le sue osservazioni.
Presidente Palamara, l’Anm non è intervenuta finora sul Lodo perché aspettava di vedere il testo che sarà presentato dal governo al Parlamento. Ora il disegno di legge c’è, che cosa ne pensa?
«In questo momento non abbiamo giudizi da dare: semplicemente, studiamo il provvedimento con al fianco la sentenza della Corte costituzionale che nel 2004 ha bocciato il lodo Schifani. E possiamo solo ripetere quello che abbiamo già detto in precedenza: la scelta di introdurre una immunità temporanea per chi ricopre alti incarichi istituzionali appartiene alla responsabilità della politica, comunque soggetta alle norme della Costituzione».
E a vostro parere il lodo Alfano corregge il testo precedente, recependo correttamente le indicazioni della Consulta?
«Non ci compete pronunciare sulla costituzionalità del provvedimento. La nostra non è una funzione di supplenza della politica, né quella di controllori. La politica si assume la responsabilità delle sue scelte. Il nostro compito è quello di valutare gli aspetti tecnici, le conseguenze dei provvedimenti sulla macchina giudiziaria. E solo questo abbiamo fatto anche sulle norme per le intercettazioni e su quelle che sospendono parte dei processi, anche se siamo stati accusati del contrario. La domanda che ci poniamo, ogni volta, è se i politici fanno o no provvedimenti per migliorare il sistema giustizia. E quando la risposta è stata no, l’abbiamo detto».
Stavolta, non avete obiezioni da fare?
«È ovvio che qualunque intervento sulla questione della sospensione dei processi per le massime cariche non può non tener conto delle indicazioni contenute nella sentenza della Corte costituzionale. Ora, per valutare questi aspetti, probabilmente organizzeremo incontri di carattere giuridico, dibattiti con giuristi e costituzionalisti in particolare, per approfondire la questione».
E alla fine di questo approfondimento?
«Si tratta di un disegno di legge e quindi seguiremo attentamente anche gli sviluppi del percorso parlamentare. Ma per noi il discorso è sempre di carattere giuridico, tecnico, non politico».