Scudo spaziale, intesa Bush-Putin Clima, trovato un compromesso

Colpo a sorpresa nel vertice bilaterale Usa-Russia. Il Cremlino proprone una base in Azerbaigian. La Casa Bianca parla di dialogo costruttivo. Accordo raggiunto tra gli Otto grandi su un <strong><a href="/a.pic1?ID=183692" target="_blank">&quot;deciso taglio alle emissioni&quot;</a></strong>

Rostock - La «botta segreta» del duello questa volta l’aveva studiata lui, l’ex schermidore Vladimir Putin. Un affondo di fioretto che può cambiare, almeno temporaneamente, i termini della tenzone e della tensione sullo scudo antimissile che Bush vuol costruire per fermare i terroristi nei cieli. E di cui propone di installare componenti avanzate in Polonia e nella Repubblica Ceca, suscitando l’irritazione del Cremlino fino alla minaccia di far ripartire la Guerra Fredda in Europa. Una polemica diventata ben presto personale fra l’ex spia sovietica nostalgica dello zar e il «presidente di guerra» della Casa Bianca. Ad Heiligendamm, l’eremo di lusso allestito da Angela Merkel nel suo giardino di casa (o almeno nel suo collegio elettorale) per ospitare il turno tedesco del G8, era previsto che si sarebbe giocata una partita importante in proposito. Ci si era arrivati con un crescendo di recriminazioni e accuse da ambo le parti, culminato alla vigilia dell’apertura del summit dal discorso di Bush a Praga, carico di dure critiche alla involuzione politica in Russia negli anni di Putin.
E invece dal vertice, e soprattutto da un faccia a faccia molto atteso e temuto fra i protagonisti, è uscita una novità che sul momento ha già allentato la tensione e potrebbe costituire una svolta nei rapporti fra le due antiche potenze rivali. Un’idea di Putin, si è detto, audace e animata da una fantasia che potrebbe poi sfociare nell’ovvio. La Russia ritira la propria opposizione all’idea di costruire questo Scudo e anzi si offre di collaborarvi; a patto che l’installazione avvenga altrove. Visto che la minaccia, dicono gli americani, può venire dall’Iran, si alzi una barriera ma non al confine lontano fra Polonia e Bielorussia, bensì immediatamente alla frontiera iraniana, nell’Azerbaigian, dove peraltro Mosca sta già lavorando a un progetto difensivo non dissimile.

In questo modo cominciando da una base radar che, ha detto Putin, «coprirebbe l’Europa intera senza eccezioni e non solo una parte», proteggerebbe la Russia stessa, che geograficamente è in prima linea rispetto al Medio Oriente, toglierebbe la ragion d’essere ai siti progettati in Polonia e nella Repubblica Ceca e «ci consentirebbe di non puntare di nuovo i nostri missili sull’Europa e ci vedrebbe al contrario suoi partner nel programma di difesa. Nell’Azerbaigian dovrebbero essere basati anche i missili di intercettazione che il progetto di Bush prevede in Polonia».

Una mossa, quella del Cremlino, compiuta nel luogo e nel tempo più propizi per ottenere il massimo di pubblicità, per garantire una relazione sostanzialmente favorevole dei Paesi europei, anche i più legati a Washington, e potrebbe consentire a Putin di spiazzare addirittura Bush. Essa è stata resa pubblica, infatti, poche ore prima che i due leader avessero il loro atteso incontro consentendo così all’uomo di Mosca di riacquistare l’iniziativa senza concedere alla controparte tempo per una risposta immediata di pari risonanza. Un tempismo che, dicono alcuni osservatori, potrebbe addirittura far pensare a una sorta di accordo preventivo tra Washington e Mosca, una specie di gioco delle parti.

Sta di fatto che la replica americana è stata incoraggiante. Bush ha parlato di «dialogo costruttivo» e di «compromesso possibile» ma si è spinto fino ad osservare che l’intera polemica riguarda «una vicenda che non merita vampate di calore e che non deve essere drammatizzata, perché lo Scudo non minaccia nessuno, così come le misure russe non costituiscono una minaccia per l’Europa». E caute ma positive sono state le prime risposte americane, da Heiligendamm e da Washington. Bush ha mostrato apprezzamento e subito rilanciato proponendo «uno scambio delle tecnologie e dunque l’occasione di lavorare insieme. Ho detto a Vladimir che sono ansioso di incontrarlo al più presto in America». L’incontro avverrà ai primi di luglio in «casa Bush». Però non in quella di George jr. nel Texas, bensì nella residenza estiva nel Maine di George Bush senior, il presidente sotto il cui mandato la Guerra Fredda finì.