Scudo spaziale, la Russia boccia le proposte americane

Niet e ancora niet, perlomeno finché a guidare l’America c’è George W. Bush. Mosca respinge le ultime proposte della Casa Bianca per tentare di trovare un accordo sullo scudo antimissilistico che gli Stati Uniti vogliono in Polonia e nella Repubblica Ceca, ufficialmente per prevenire gli attacchi di un nemico lontano, l’Iran. Ma Vladimir Putin e il suo successore Dmitri Medvedev sono convinti che sia rivolto contro la Russia. Non si fidano di questa America, nemmeno quando manda il numero tre del Dipartimento di Stato, William Burns, in missione con un ramoscello d’ulivo: Washington è pronta a installare telecamere nei siti per permettere a Mosca di monitorarne le attività e propone libero accesso ai suoi esperti.
Troppo poco, troppo tardi, anche perché la Russia preferisce aspettare Barack Obama. Una fonte del Cremlino citata dall’agenzia ufficiale Itar-Tass lo ha detto: «Preferiamo negoziare con la nuova Amministrazione». Mosca ritiene che Bush «stia cercando di mettere il nuovo presidente in una strada senza uscita per costringerlo a continuare un piano che hanno elaborato senza di lui». Tutto si lega: se Medvedev accettasse le ultime offerte le probabilità di un ripensamento da parte di Obama diminuirebbero. Continuando a fare la voce grossa, il prossimo presidente americano verrebbe invece indotto a considerare con molta attenzione le rivendicazioni russe. Il messaggio è reiterato e chiarissimo: solo rinunciando allo scudo Washington potrebbe migliorare i rapporti con il Cremlino, che in realtà non aspetta altro. La crisi finanziaria ha colpito anche la Russia, che ha tutto l’interesse a collaborare con la comunità internazionale per uscire dalla recessione.
Obama tace e potrebbe essere un buon segno. La settimana scorsa la Polonia gli ha attribuito l’intenzione di proseguire il progetto di Bush, ma i portavoce di Barack hanno smentito ribadendo che nessuna decisione è stata presa in merito. Ed è vero: nel corso della campagna elettorale il candidato democratico è stato costretto a prendere posizione su diversi temi di politica internazionale dall’Afghanistan all’Iran, da Israele al rapporto con i partner europei. Ma sullo scudo non è mai stato sollecitato e lui si è ben guardato dall’uscire allo scoperto. La sensazione è che quel progetto voluto da Dick Cheney e dagli strateghi neocon non convinca del tutto il prossimo capo della Casa Bianca, che è pragmatico e riflette molto prima di prendere una decisione. Il cauto ottimismo russo, insomma, potrebbe essere giustificato.
Nel frattempo potrebbero cambiare gli assetti politici a Mosca. Medvedev un paio di giorni fa ha sottoposto al Parlamento un progetto di legge per estendere da quattro a sei anni il mandato presidenziale a partire dalla prossima legislatura. E siccome la Duma è controllata dal partito putiniano «Russia unita» l’approvazione è scontata, probabilmente entro la fine di dicembre. A vantaggio di chi? Forse di Medvedev, ma si vocifera di un altro scenario: dimissioni dell’attuale leader, elezioni anticipate a marzo, elezione di Putin che resterebbe in carica perlomeno fino al 2015 e gestirebbe il Paese con mano decisa, come sua consuetudine e con il plauso di un establishment assai turbato dalla crisi.
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