Scudo a tempo per i vertici dello Stato

La bozza verrà presentata oggi in cdm dal Guardasigilli Alfano. La tutela varrà solo per un solo mandato. Accolre le riserve della Consulta sul lodo Schifani. Sospesa la prescrizione, si potrà rinunciare allo stop. Discussione alla Camera ail 28 luglio

Roma - Due articoli, sette commi, quattro, e non cinque, «alte cariche» protette dai processi durante l’esercizio delle loro funzioni a favore dello Stato. E soprattutto, come chiedeva il centrosinistra, uno scudo valido per un solo mandato e «non reiterabile». Ecco dunque il lodo-bis che oggi il guardasigilli Angelino Alfano porterà al Consiglio dei ministri. Ecco il contrastato disegno di legge per congelare i procedimenti a carico dei vertici della Repubblica che a fine luglio verrà discusso in Parlamento.

Il testo è breve e cerca di tenere conto delle obiezioni politiche dell’opposizione, delle perplessità di metodo del Quirinale e della bocciatura, quattro anni fa, dell’analogo lodo-Schifani da parte della Consulta perché in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Carta. Stavolta si parla infatti di «sospensione dei processi» e non di «improcedibilità». Si dice che la sterilizzazione delle cause durerà per l’intera durata della carica ma che non sarà rinnovabile, tranne che per il presidente del Consiglio nell’ambito della stessa legislatura, cioè se il governo cade e poi si riforma con lo stesso premier. Si precisa che il provvedimento riguarderà tutti i reati ad eccezione dell’alto tradimento e dell’attentato alla Costituzione. Si spiega inoltre che a questo privilegio gli interessati potranno sempre e comunque rinunciare.

Altro punto, la riduzione della platea dei possibili beneficiari. Il lodo-bis prevede che la copertura comprenda il capo dello Stato, il presidente del Consiglio e i presidenti di Camera e Senato. Resta fuori quindi, come aveva chiesto la Consulta, il presidente della Corte Costituzionale, che la giurisprudenza non considera il «capo» dell’organismo ma soltanto il primus inter pares: il meccanismo doveva perciò o tagliare fuori tutta l’Alta Corte o essere esteso a tutti e quindici i consiglieri.

Lo scudo, che prevede il congelamento dei procedimenti penali in corso «in ogni fase, stato e grado» per le alte cariche, è «buono» soltanto per un incarico e non può essere trasportato da una funzione all’altra: se Silvio Berlusconi, tanto per fare un esempio, dovesse tra cinque anni essere eletto presidente della Repubblica, non potrebbe comunque servirsene. La sospensione fermerà anche l’orologio della prescrizione, allungando di fatto la scadenza dei termini. E le parti civili potranno comunque proseguire la loro azione giudiziaria in sede appunto civile.

Il lodo-bis, si legge nel testo, introduce «un meccanismo di sospensione processuale diretto a tutelare l’interesse al sereno svolgimento delle funzioni che fanno capo alle più alte cariche dello Stato». Insomma, assicura il ministro, nessuna forzatura. «La ratio legis risiede nei principi di continuità e di regolarità nell’esercizio delle più alte funzioni pubbliche, nel pieno rispetto del principio di eguaglianza, che consente di prevedere un regime differenziato, anche riguardo all’esercizio della giurisdizione, purché risultino concretamente tutelati anche gli altri concorrenti valori costituzionali, secondo le indicazioni fornite dalla Corte costituzionale».

Per il governo «appare ragionevole» dunque limitare lo scudo alle 4 più alte cariche dello Stato «che siano anche omogenee tra loro, con riguardo sia alla fonte di investitura, che promana dalla volontà popolare» e dunque dall’articolo 1 della Costituzione, sia al mandato esercitato che «ha natura eminentemente politica». Per queste ragioni resta escluso dall’immunità il presidente della Corte costituzionale, carica «diversa per investitura e funzioni» e che già gode di immunità.