Gli "Scugnizzi" tornano a teatro e raccontano la speranza del Sud

Torna in scena dal 9 marzo al Sistina di Roma il musical anticamorra di Claudio Mattone. Uno spettacolo di spirito neorealista sul disagio giovanile napoletano che è ormai diventato un classico del genere e ha avuto come illustri spettatori Ciampi e Napolitano.

É uno spettacolo che può vantare numeri degni degli spettacoli di Broadway. Centinaia di repliche al proprio attivo, centinaia di migliaia di spettatori, decine di giovani attori lanciati sul palcoscenico e saliti alla ribalta nel corso degli anni. Ma «C'era una volta...scugnizzi» è un musical che di americano ha davvero ben poco visto che è fondamentalmente un viaggio nelle radici e nello spirito sanguigno e profondo delle periferie della realtà italiana, e napoletana in particolare.
Ora questo spettacolo - che vanta tra i suoi spettatori illustri Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano - torna dal 9 marzo al 6 aprile al Sistina, nel luogo dove lo portò per la prima volta Pietro Garinei. «Quando andammo in visita al Quirinale con i Premi Eti Olimpici del Teatro, che vincemmo come miglior musical dell'anno, Napolitano, divenuto presidente, ci disse di averci visti e che la sorpresa era stata molto superiore alle aspettative e alle lodi che aveva sentito tributarci», ricorda Claudio Mattone, autore e regista, oltre che produttore del lavoro. Scugnizzì ha girato per cinque anni tutta Italia con due compagnie, dopo l'inaspettato successo, poi si è fermato e ora riparte con la terza compagnia, dopo una selezione impressionante, durata cinque mesi. Un lungo lavoro di audizioni e provini al quale si sono sottoposti, nella speranza di un posto al sole, tremila ragazzi e ragazze, «tutti volenterosi, seri, motivati, desiderosi di imparare un mestiere come hanno fatto molti di quelli che li hanno preceduti alcuni anni fa e oggi mi capita di vedere in tv o al cinema - dice sempre Mattone -, un discorso che vale anche per operai e tecnici, oggi passati a compagnie importanti». Gli scugnizzi sono venti attori-cantanti, giovanissimi tra i 12 e i 27 anni, tutti rigorosamente «madrelingua», originari dell'hinterland napoletano «per rendere autentica l'atmosfera di Napoli». «Abbiamo provinato anche giovani non di Napoli, ma il loro accento faceva perdere autenticità alla storia», dice Mattone.
L'energia, la spontaneità, la vitalità, il ritmo, l'entusiasmo di questi giovani sono la forza trainante e coinvolgente di «Scugnizzi» e del successo ottenuto ovunque, dalla Sicilia alle piccole città del Nord: «A Trieste, per esempio, dove per precauzione avevo avvisato i ragazzi di non aspettarsi magari gli applausi di sempre, ci furono invece le file di giovani al botteghino». Lo spettacolo racconta la lotta tra il male, il camorrista Raffaele ò russo (che sarà interpretato da Pierluigi Iorio), e il bene, il prete di strada Saverio, che furono compagni al riformatorio per minori di Nisida e si reincontrano da adulti. Uno usa i ragazzi come corrieri per i suoi traffici di droga, l'altro cerca di recuperarli e coinvolgerli in un'impresa musicale.
Lo scontro finirà tragicamente, ma l'uccisione di Saverio segnerà la fine della carriera criminale di Raffaele, al quale i ragazzi si ribelleranno, cantando e facendo cantare alla città «Ò russo è uomm'è merda». Ho sempre pensato, sottolinea il regista, «che per combattere i camorristi in città, a parte l'azione necessaria della magistratura, servisse farli cadere vergognosamente dal loro piedistallo, ridicolizzarli. Così, tra i napoletani che si piangono addosso e quelli che si autocelebrano, credo siano meglio quelli che parlano poco e fanno qualcosa per la loro, la nostra città». L'idea nacque, racconta l'autore, dalle musiche che aveva scritto per il film «Scugnizzi» di Nanni Loy e di cui aveva percepito subito la valenza teatrale. Un soggetto che fu poi realizzato con l'aiuto, per le parti in prosa, di Enrico Vaime. Nacque così il primo musical di spirito «neorealista», sullo sfondo della Napoli dei ragazzi di strada. Un esperimento coraggioso diventato, spettacolo dopo spettacolo, teatro dopo teatro, tourneè dopo tourneè, un grande, anomalo classico del genere.