La scultura ora fa bella mostra sulla tela

Nei quadri di Pietro Perrone la materia supera il colore e il segno per farsi traccia viva di un’«intuizione»

Fedora Franzè

«Il tatto ha una sua veggenza, pensavo, e mi guiderà in un mondo di primordiali possibilità», così scriveva Arturo Martini nel 1945 in La scultura lingua morta, testo fondamentale per comprendere il momento di passaggio di un’arte in crisi con la monumentalità e pure con l’opposto versante di una sensibilità troppo facile. Lo scultore Martini seppe trovare dentro la materia la misura giusta, tormentata, in equilibrio ogni volta miracoloso, tra la forma e il racconto. Oggi, in occasione dell’esposizione di Pietro Perrone presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati (aperta fino a domenica), quell’appello ai sensi torna a risuonare. È curioso perché le opere in mostra sono quadri, non sculture. Eppure la veggenza del tatto sembra guidare la mano di Perrone dentro le possibilità spaziali implicite nella «tela» che si gonfia, mostrando storie antiche. Qui le superfici sono frastagliate e rilevate, si trasformano in bassorilievi ondosi in cui non c’è distinzione tra piano di fondo e momenti emergenti, legati gli uni all’altro in un movimento perpetuo. Anche lo spettatore è invitato a una lettura che segua l’andamento a fil di pelle, affondando non solo otticamente, immaginando di toccare le asperità, di seguire col dito l’andamento curvo delle colonne vertebrali che percorrono i campi bianchi, neri, a volte gialli, verdi. Si tratta di fiori su steli lunghissimi, creature le più fragili, a cui l’artista regala un corpo solido, spesso. Altre volte ne conserva una traccia ingigantita: fili d’erba che scavano linee concave, impronte di foglie, di petali.
L’artista usa una tecnica particolare che gli consente di modellare a fuoco lo strato superiore dei suoi dipinti scultorei, unendo la cartapesta e un materiale inedito e misterioso, per questi pannelli che investono il mondo vegetale di una natura del tutto mentale. Può un’impronta divenire l’oggetto di cui è solo memoria? Sembra questo il processo messo in luce da Perrone: la progressiva incarnazione dei ricordi, proprio mentre avviene, sotto i nostri occhi e sotto le mani.