SCULTURA A Tivoli rivivono gli anni Cinquanta e Sessanta

I saloni e il giardino di Villa d’Este ospitano le opere più significative della collezione Gnam

Se la Galleria nazionale d’arte moderna possiede una collezione d’arte degna di questo nome, lo si deve quasi totalmente ad una donna, storica sovrintendente alla Galleria dal 1941 al ’74. Stiamo parlando di Palma Bucarelli, una delle figure più carismatiche dell’arte romana e italiana. Ed è a lei che si deve l’acquisizione della maggior parte delle opere, in questo caso sculture, esposte nella mostra a Tivoli, a Villa d’Este, dal titolo «’50-60. La scultura in Italia. Opere dalle collezioni della Galleria nazionale d'arte moderna».
Un nutrito gruppo di lavori di forte interesse, grazie ai quali è possibile comprendere la situazione culturale di quegli anni. Anni nei quali fare arte sembrava l’unica maniera per ricominciare a condurre una vita normale. La mostra cerca di raccontare esattamente questo, e i lavori presenti hanno tutti un significato che va oltre quello della scultura stessa in sé per sé. La mostra è un tentativo di dare dignità e valore simbolico anche ad alcuni artisti che nel tempo si sono trovati a vedere diminuire il proprio valore artistico, in alcuni casi anche incomprensibilmente. Nonostante l’allestimento, soprattutto nelle sale interne appaia in alcuni casi forzato, le opere sono tutte molto interessanti, e l’occasione di poterle ammirare è davvero unica, anche perché molte di queste non sono quasi mai visibili. Significativi, forse più di altri, i lavori di Pino Pascali. Probabilmente a causa della sua morte prematura, avvenuta nel ’68, ogni volta che si può ammirare un suo capolavoro sembra essere un momento di eccezionale intensità emotiva. In mostra ci sono Bachi da Setola, del 1968, e Fiume con Foce Tripla, del ’67, quest’ultimo splendidamente allestito in un corridoio della villa. Sempre nelle sale della villa anche il lavoro di Mario Ceroli, di Sergio Lombardo, di Lucio Fontana, Alberto Burri, Ettore Colla. Alcuni lavori invece sono stati collocati nel giardino, tra le splendide fontane che caratterizzano questa villa, e oltre al lavoro di Icaro, suggestivo è quello di Mattiacci, il famoso Tubo, del ’67, anche questo allestito perfettamente in una grande aiuola.