Prima scultura Vola la rondine della Cerveglieri

Nel bene, e pure nel male, i soprannomi evocano con schiettezza carattere, attitudine e spirito. Delle persone ma anche delle opere d'arte. Così a Bosco Marengo, provincia di Alessandria, la prima scultura dell'artista Loredana Cerveglieri - che fino alla scorsa primavera, tempo della sua antologica a Palazzo Guasco, abbiamo conosciuto in pittura - è stata subito battezzata dai cittadini con affetto ma ancor più con perspicacia «La Rondine». Perché quell'opera dedicata ai suoi genitori, installata nel riparato camposanto, condensa in parola diretta la sfida più alta dell'uomo. Quella insita nella sua natura terrena, che può sì confinarlo nell'immanenza ma pure essere viatico, tra le note più alte dell'esistere, di alterità e trascendenza. La scultura mette in atto questa tensione, che ha del mitico, conducendo sul territorio plastico gli esiti di un'intensa ricerca pittorica. Dopo aver seguito giochi, sguardi e mete dei suoi tre angeli - Melisante, Didiré, Elités - l'artista trasmuta in forma e materia del nostro tempo quella che da sempre è un'idea poetica, e quindi lontana dal diretto riferimento religioso, dell'angelo quale segno e indice del possibile. È una nuova scrittura che prende corpo in un episodio di grazia, leggerezza e movimento. Una messa in crisi di peso e monumentalità cui abbiamo guardato per secoli a favore di un'opera priva di un fronte privilegiato, da scoprire passo dopo passo, da infiniti punti di vista. Da una semisfera che nel cemento trattiene incursioni pittoriche e sulla quale si stagliano i versi del poeta Ettore Bonessio di Terzet - «Indifferenti non siamo compagni invisibili dell'umana avventura» - che è terra e quindi natura sensibile che accarezza il tempo eterno, circolare, prende vita l'angelo Ariam - anagramma di Maria, madre dell'artista e di tutte le creature - in una veste di luce sensibile ai sospiri dell'atmosfera e del vento. Questa forma cela un'armatura di ferro su cui sono stati «stesi» panni di vetroresina poi dipinti: non è stata né scolpita né fusa ma scritta in carni odierne. Complice questa nuova alchimia l'artista, che vive tra Genova e Alessandria, oggi lavora ad altre sculture permanenti destinate alle Grotte di Bossea e a un privato austriaco e al progetto per un intervento su scala urbana.