Le sculture invisibili di Alberto Garutti

S i terrà domani, ore 16.30, al Centro Culturale San Giorgio (piazza San Giorgio al Palazzo, 2) la presentazione dell’ultimo romanzo dello scrittore e giornalista Cristiano Gatti, «Memo e il generale» (Prima Pagina Edizioni, 16 euro): durante il pomeriggio parlerà lo stesso autore e sarà accompagnato dagli interventi musicali della pianista e compositrice Daniela Manusardi. In uno stile fluido e coinvolgente, chiaro e appassionante, Gatti racconta due storie, due vite, che s’intrecciano per caso e allo stesso tempo per un motivo profondo e alto: «questo libro vuole dimostrare che anche le sorti più crudeli in realtà hanno senso -spiega l’autore- lasciano un insegnamento».
Siamo nell’estate del 1982, quella dei mondiali di calcio in Spagna e della vittoria azzurra. L’Italia vive il suo successo con chiara euforia, Gatti restringe l’obbiettivo e si focalizza su due vite, ugualmente italiane, ma completamente diverse: da una parte c’è Memo, un ragazzino di terza media che vive nel paesino bergamasco di Valsecca, con un padre che lo vorrebbe al lavoro dopo l’esame, e il suo professore che, invece, ne ha capito la vivace intelligenza e cerca di convincerlo a non abbandonare gli studi. Dall’altra c’è Il Generale, Carlo Alberto Dalla Chiesa, con la sua vita impetuosa per la forza delle idee e delle azioni: che il maestro sostiene davanti a Memo come esempio da seguire. Le scelte del Generale devono essere uno stimolo e un esempio, devono convincerlo a sganciarsi dall’immobilismo di quel paesino di mezza montagna. «Anche la lontananza geografica delle due vite riveste la sua importanza -continua Gatti- Bergamo e Palermo, agli antipodi. Come le due individualità che s’incontrano»: due vite lontane, che pian piano, nello scorrere del libro, si avvicinano. Alla storia politica di Dalla Chiesa e alla vita di Memo si unisce il grande tema dell’educazione. Spingere un ragazzo a cercare qualcosa di più è un dovere, da parte di un adulto, o un rischio di deludere aspettative? «L’educazione del maestro -spiega Gatti- rispecchia le idee illuministe di Russeau, vuole aprire il ragazzo, portarlo fuori da un mondo piccolo in cui non avrebbe trovato nulla». Sempre in quel vittorioso 1982, Dalla Chiesa viene ucciso dalla Mafia, perchè era scomodo. Le sue idee disturbavano, si era spinto troppo in là: «Allora, cosa dice adesso? Prof, me lo ripeta ancora, se le riesce: ne vale la pena?». Domande, domande che non cadono nel vuoto. Il resto del libro lo dimostra.