Scuola, anche la Cisl alza le barricate. La Gelmini: io vado avantilo stesso

Bonanni si allinea alla Cgil e scalda la piazza. Il ministro: "Protesta dannosa per il Paese. I cittadini approvano le nostre proposte"

da Milano

Anche Raffaele Bonanni si prepara a scendere in piazza innalzando il cartello «Gelmini go home». Il segretario della Cisl minaccia infatti lo sciopero generale contro la riforma della scuola firmata dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. «Se non si vuole che la Cisl faccia lo sciopero, il governo si faccia sentire con un nuovo programma per la scuola che deve essere la scuola di tutti» afferma Bonanni, che evidentemente non vuole restare indietro sul terreno della protesta dopo l’annuncio del leader Cgil, Guglielmo Epifani, di essere pronto a scendere in piazza. Ementre dalle segreterie confederali spunta la data, il 31ottobre, il ministro Gelmini invita «la Cisl alla riflessione»: «Mi auguro che il segretario Bonannie laCisl possano riflettere e ragionare all’interno del piano senza arrivare a una mobilitazione».Comedire: «Al Paese non serve questa mobilitazione. Occorre invece mantenere un clima di confronto nel merito e nelle proposte». Un «clima» che dà fastidio alle «frange della protesta »: «A fronte di sondaggi che registrano il parere positivo della maggioranza dei cittadini, ci sono frange che preferiscono la protesta alla proposta». Scelta incomprensibile, avverte il ministro, perché «il confronto per noi è ancora aperto»: «Il governo è pronto e aperto al dialogo con le forze più riformiste del sindacato. Certo, su alcune scelte questo esecutivo, che decide, ha le idee chiare e le vuole mettere in pratica nell’interesse della scuola e del futuro». Messaggio inequivocabile, quello del ministro dell’Istruzione: indietro non si torna, «non torniamo indietro rispetto a quanto abbiamo fatto, il decreto è in Parlamentoe lascuolanonpuòdiventare uno stipendificio». Cornice di un quadro dove il ragionamento è ancora e sempre possibile, «siamo comunque disponibili a ragionare con tutti coloro che, in questa difficile situazione economica, avanzano delle soluzioni possibili ». Virgolettati di un ministro che bolla come «ideologica» la protesta contro la riforma. «Una volta la sinistra almeno si batteva contro la guerra in Vietnam, adesso gli è rimasto il maestro unico. Davvero, non capisco le motivazioni di una protesta che è minoritaria nel Paese» e che, continua il ministro, cometroppo spesso accade,è frutto di un’informazione faziosa e scorretta. «Preciso, ad esempio, a chi diffonde un’informazione non corretta sugli 87mila tagli che non si tratta di licenziamentiperché nella pubblica amministrazione nonsi può licenziare. Si tratta di pensionamenti che non saranno rimpiazzati ». Tagli «indispensabili per fare quadrare i conti» e perché «la scuola, lo ripeto, non è uno stipendificio ma deve tornare a svolgere la propria funzione educativa »: «Non è più possibile tenereuncosì altonumerodiinsegnanti e bisogna riqualificarli. Per farlo lo status quo non è utile e non è certamente la strada imboccata dal governo Berlusconi». Commentidel ministro, «sonofiglia di una maestra e ritengo di avere una certa sensibilità per il ruolo degli insegnanti», accolti tra gliapplausi dalla platea del dibattito sulla riforma della scuola alla festa del Pdl a Milano. Appunti del ministro di «questo governo che è dalla parte degli insegnanti, categoria che non ha il giusto spazio». «Spazio», precisa il ministro Gelmini, che si declina anche «razionalizzandomaggiormentele risorse, non solo economiche, destinate alla scuola e dando maggiore autonomia decisionale ai dirigenti per ottenere un sistema scolastico efficiente e più vicino ai parametri europei». Scenario del futuro per i professionisti della scuola che il ministero dell’Istruzione non vuole certo indebolire, «il peso del ministero non deve attenuare e indebolire la funzionalità dei dirigenti», osserva Paola Frassinetti di An, «i dirigenti devono, invece, avere maggiori poteri per poter essere in grado di operare le scelte più adeguate » conclude il ministro. Chiaro a tutti, dunque, che «responsabilità e merito non solo degli alunni ma anche dei docenti e dei dirigenti vanno valutati e incentivati». E lo sciopero? «Noi andremo avanti con le riforme, gli insulti non riusciranno a fermarci».