Scuola, ancora cortei e occupazioni Berlusconi: "Mai pensato alla polizia"

Continuano manifestazioni di protesta e sit-in contro la legge 133 e la riforma. Il ministro dell'Istruzione critica: &quot;Questa è una campagna terroristica, da domani convoco gli studenti&quot;. A sera Berlusconi precisa: &quot;Mai parlato di polizia nelle scuole&quot;. Franceschini attacca: &quot;Non può smentire se stesso&quot;. Il Viminale dopo il vertice: &quot;Fermezza contro le violenze&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><em>Il dibattito sul blog.</em></a><em> </em>Un viaggio nella Statale di Milano: <strong><a href="/video.pic1?ID=statale_okkupata" target="_blank">guarda il video </a></strong>di<em> Roberto Bonizzi e Francesco M. Del Vigo</em>

Milano - "Non ci sentiamo minimamente intimoriti dalle parole di Berlusconi di ieri - precisa l'unione degli universitari - perché non si tratta di una mobilitazione soltanto degli studenti. Questa contrarietà è ormai, oltre che dell’intero mondo accademico, anche propria della società civile che si sta rendendo conto che la legge 133 mina lo sviluppo del Paese oltre al diritto allo studio". Continuano le proteste degli studenti. La più clamorosa a Roma dove un corteo di studenti partito dalla Sapienza è arrivato fino a Palazzo Madama e ha sfilato davanti al Senato.

Fermezza dal Viminale "Nel garantire piena possibilità di dissenso, purché espresso nel rispetto della legge e dei diritti altri, si conferma tuttavia fermezza e determinazione nel prevenire qualsiasi tipo di degenerazione violenta, i cui responsabili saranno identificati e denunciati all’autorità giudiziaria" afferma una nota del Viminale al termine della riunione dei vertici di polizia. 

Berlusconi smentisce "Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare, ma non può imporre a chi non è della sua idea a rinunciare al suo diritto essenziale. Ancora una volta c'è stato un divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà". È quanto ha detto il premier tornando alle polemiche dei giorni scorsi sulla scuola da Pechino. Poi spiega che "lo Stato deve garantire ad altri che vogliono imparare la possibilità di non essere disturbati, ma se a qualcuno piace andare in piazza a manifestare, scenda in piazza a farlo". Quindi si rivolge alla sinistra: "La scuola è stata presa a pretesto dalla sinistra per fare qualcosa contro il governo sull'università, i cartelli che ho potuto vedere sono tutti basati su false informazioni che accusano il governo di volere cose lontane dalla realtà".

Franceschini protesta "Non c'è da sorridere sulle capacità di Berlusconi di smentire se stesso - spiega il numero due del Pd, Dario Franceschini -. La credibilità e l’affidabilità sono prerogative indispensabili per chi ricopre la carica di presidente del Consiglio. Ed è importante dare agli italiani un'informazione corretta e puntuale. Sarebbe perciò molto utile che le tv e i telegiornali di stasera non si limitassero alla smentita di oggi, ma mostrassero anche le immagini della conferenza stampa con le parole di ieri".

La Russa: "Condanna alla violenza" Le parole di Silvio Berlusconi sul possibile invio della polizia negli atenei sono state intese dal ministro della Difesa e reggente di An, Ignazio La Russa, "come una condanna della violenza". Ma il titolare di Palazzo Baracchini ritiene che "non ci sarà mai un seguito a queste parole: ci starei male se ci fosse". Poi La Russa va oltre: "Sono anche certo che non ci sarà mai bisogno di polizia perché speriamo che i giovani non vogliano nemmeno mettersi nella condizione di essere al centro di episodi di violenza per motivi ideologici: ci siamo già passati e credo che all'Italia sia bastato".

I rettori: "Abbassare i toni" La Conferenza dei rettori dell’Università italiane si augura che non vengano meno le condizioni basilari per una dialettica tra le posizioni anche dura, ma libera, rispettosa dei dati di fatto, non pretestuosa nè deformata. A questo riguardo - si legge in una nota della Conferenza - "è essenziale che il tono del confronto non venga esasperato, facendo perdere di vista le questioni di sostanza e l’obiettivo, centrale nell’interesse del Paese e che deve stare a cuore a tutte le componenti universitarie, del buon funzionamento dell’Università e della Ricerca pur in un contesto generale di grande problematicità. In tale prospettiva vanno garantiti gli spazi per il libero confronto con e tra gli studenti, senza interrompere le attività istituzionali didattiche e di ricerca".

La Gelmini: "Veltroni vuole lo scontro" Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini attacca l’opposizione concludendo con la replica a nome del governo la discussione generale sul decreto scuola nell'aula del Senato. La Gelmini ricorda che "Veltroni al Capranica ha scelto la scuola come terreno di scontro, quasi pregustando scenari di nuovi autunni caldi". Quando fece la sua prima audizione in Senato, sottolinea il ministro, "nessuno contestò i miei dati e l'agenda di problemi, mi ero illusa che una comune presa d’atto della situazione e di problemi non più rinviabili potesse creare un terreno comune di confronto e di scontro. Si è tentato invece - accusa la Gelmini, duramente contestata e più volte interrotta dall’opposizione - di espellere quei problemi dal dibattito pubblico, ai contenuti del decreto si è sovrapposto un decreto virtuale. Più delle proteste mi preoccupano le falsificazioni che sono state mese alla base delle proteste". Secondo il ministro dell’Istruzione fuori dal Senato è stata sviluppata dall'opposizione "una campagna terroristica che avvelena il clima con l'obiettivo di bloccare la riforma e alimentare la piazza con un allarmismo ingiustificato". Poi, aggiunge il ministro, "da domani convocherò nuovamente, già da domani e una per una, tutte le associazioni degli studenti, degli insegnanti e dei genitori, con la volontà di creare le condizioni di un confronto pacato, costruttivo e sereno, ma a due condizioni: che si discuta sui fatti e sui contenuti del provvedimento e non sulla falsificazione della realtà e che la maggioranza parlamentare possa decidere secondo le regole costituzionali".

Il Pd sul decreto: "Manca la copertura finanziaria" Il Partito democratico ha chiesto di non passare alle votazioni nell’aula del Senato sugli articoli del ddl di conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola, perché mancherebbe di copertura finanziaria. Il senatore Enrico Morando, intervenendo dopo la Gelmini, ha detto che l’articolo sul maestro unico sarebbe scoperto per 20 milioni di euro. Il presidente del Senato Schifani ha poi chiuso la seduta aggiornandola alle 16.

Il prefetto di Roma contro il governo "La nostra Costituzione prevede che la libertà di riunione, garantita, venga attuata pacificamente e senza armi" lo ha detto il prefetto di Roma, Carlo Mosca, rispondendo a chi gli ha chiesto un parere sulle dichiarazioni di ieri del presidente del Consiglio e della sua intenzione di inviare forze dell’ordine in caso di occupazione nelle università. Per Mosca questa garanzia costituzionale è "approntata per tutti coloro che sono sul nostro territorio e questo vale per i cittadini e ovviamente per gli studenti".

Milano in rivolta I cancelli della facoltà di scienze politiche dell'università Statale sono stati bloccati dagli studenti per un'ora, impedendo così l'ingresso a chi voleva frequentare i corsi. Un blocco non violento durante il quale i manifestanti hanno distribuito materiale informativo e offerto brioches agli studenti che affluivano. Un blocco che non ha impedito a chi voleva seguire le lezioni di entrare poi in facoltà, dove ora le lezioni si stanno svolgendo regolarmente. La mobilitazione però va avanti. Nessuna protesta da parte del centinaio di ragazzi presenti all'esterno, dove sono stati appesi striscioni contro il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. In mattinata, la mobilitazione contro i tagli all'università prosegue con gruppi di "libero sapere", che prepareranno le lezioni da tenere domani all'aperto in piazza Duomo, e con il coinvolgimento di alcuni professori disponibili a modificare i loro corsi. Nel pomeriggio, alle 14.30, gli studenti di scienze politiche presenteranno un loro documento all'assemblea di facoltà. La mobilitazione continua anche in altre facoltà, atenei e scuole milanesi, ad esempio con lezioni aperte nel pomeriggio all’accademia di Belle Arti di Brera e un'assemblea nella sede centrale della Statale in via Festa del Perdono.

Roma, occupati i licei Non si fermano le proteste nel mondo della scuola: come annunciato nei giorni scorsi dalla rete degli studenti, sono iniziate questa mattina le occupazioni in scuole superiori di tutta Italia. In particolare a Roma, a quanto risulta, sono stati occupati alcuni Licei come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi. Stamani è entrato in occupazione anche il liceo classico Virgilio, uno dei più antichi di Roma, situato in via Giulia nel cuore del centro storico della capitale. Hanno scelto, invece, lo "sciopero creativo" gli studenti del liceo romano Russell e soprattutto rumorosa, facendo suonare la banda di istituto e organizzando una assemblea nel cortile dell'istituto. Gli studenti del Russell, insieme a altre scuole del X municipio, si stanno ora riunendo in piazza Re Di Roma per dare vita ad un corteo.

E Roma tre Gli studenti hanno occupato la facoltà di scienza dell'università Roma Tre. Lo ha reso noto un comunicato degli studenti, sottolineando che la decisione "è la naturale prosecuzione della manifestazione che oggi ha coinvolto studenti, dottorandi, docenti e precari della ricerca di Roma Tre, che hanno formato un corteo spontaneo che, attraversando i quartieri San Paolo e Ostiense, ha raggiunto il rettorato".

Napoli, disagi al traffico Un corteo, non in programma, percorre Viale Kennedy, nel quartiere Fuorigrotta, e probabilmente raggiungerà la sede della Rai in Viale Marconi. Un altro corteo, anche questo non in programma, sta attraversando il centro della città e sta raggiungendo piazza del Gesù. Si stanno registrando pesanti ripercussioni sul traffico.

Sfilata a Palermo Gli studenti della facoltà di ingegneria dell’università di Palermo stamattina fanno lezione nella centralissima piazza Castelnuovo, davanti al teatro Politeama. I colleghi di lettere, invece, i primi ad avviare la protesta nell'ateneo, continuano la sospensione dell'attività didattica, decisa dal consiglio di facoltà fino al 31 ottobre. Un provvedimento, quest'ultimo, che ha portato la componente di destra, Azione universitaria, ad annunciare il ricorso alla magistratura per interruzione di pubblico servizio. Tra le superiori, sono da ieri in autogestione il liceo classico Umberto I e lo scientifico Cannizzaro. Assemblee sono previste oggi in altri licei cittadini.

Tutti in piazza Anche oggi sono diverse le inizitive in programma. A l'Aquila è previsto un sit-in, alle 18, sotto la Prefettura; a Perugia è stata convocata un'assemblea a lettere dove si terrà un consiglio di facoltà aperto a tutti gli studenti di lettere. A Urbino nell’aula magna di economia i sindacati hanno indetto un’assemblea per le 11 che vedrà la partecipazione anche dell’associazione studentesca Agorà. A Lecce ci sarà il blocco della didattica nella facoltà di scienze politiche ottenuto dal coordinamento per l'università pubblica. Blocco della didattica anche a Cagliari, da domani, nella facoltà di lettere, con un'autogestione che durerà fino al 30 ottobre. A Bari sono previste assemblee per gli studenti di scienze matematiche, biotecnologia e farmacia e per quelli della facoltà di lingue. Una fiaccolata è in programma stasera a Siena, mentre a Pisa nel pomeriggio si terrà una manifestazione.

Nel Cosentino agitazioni sospese Gli studenti degli istituti superiori di Fagnano Castello, San Marco Argentano e Roggiano, nel cosentino, hanno sospeso lo stato di agitazione in atto da due giorni dopo una visita nei plessi di carabinieri e polizia. I rappresentanti delle forze dell’ordine, secondo quanto si è appreso, hanno spiegato agli studenti in stato di agitazione che le manifestazioni in atto sono configurabili come un reato penalmente perseguibile in quanto presuppongono il reato di interruzione di pubblico servizio. Gli studenti hanno posto fine all’agitazione riservandosi di intraprendere altre forme di protesta. Tutti gli striscioni che erano stati apposti all’entrata degli istituti sono stati rimossi.