Scuola araba: pronto il ricorso contro la chiusura del prefetto

I tempi potrebbero essere lunghi. Chiesto anche un intervento «risolutore» del ministro Fioroni

Toccherà ai giudici del Tar decidere sul destino della scuola araba di via Ventura. Il ricorso è avverso all’ordinanza del prefetto Lombardi che ha decretato la chiusura temporanea delle scuole ed è stato preparato dai legali dell’associazione «Insieme», l’emerito presidente della corte costituzionale Valerio Onida, e l’avvocato Vittorio Angiolini.
I giudici amministrativi verranno coinvolti subito dopo che i responsabili della scuola avranno presentato ai vigili del fuoco la documentazione sui lavori per sanare le residue anomalie riscontrate durante l’ispezione compiuta la scorsa settimana. A quel punto secondo i legali verrebbe a mancare qualsiasi competenza del Comune a intervenire sulla vicenda. Quando alla autorizzazione invocata dal prefetto si insisterà sul fatto che essa potrebbe arrivare anche dopo l’avvio delle lezioni debitamente segnalato all’ufficio scolastico regionale.
La strada del ricorso al Tar potrebbe costringere comunque i bambini a prolungare ulteriormente l’assenza dalle aule per molti giorni. Per questo i responsabili di «Insieme» sperano che si possa sbloccare la situazione per altra strada, magari a livello politico, tanto più che i rappresentanti locali dei partiti della maggioranza governativa stanno premendo sul ministro alla Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni perché prenda l’iniziativa di sbloccare il caso. «Finora - dice uno stretto collaboratore del ministro - si sono valutate le cose in base a quel che riferiva il direttore scolastico regionale Mario Dutto».
Fioroni sarà a Milano per partecipare al convegno nazionale dell’Upi (Unione delle province italiane) la mattina di martedì prossimo e gli esponenti dei partiti a Palazzo Marino sperano che porti con sé il via libera alla scuola laica. Ipotesi non facile da realizzarsi, anche perché comporterebbe di fatto una sorta di sconfessione del suo direttore scolastico a Milano.
Ma pare che ora il ministro voglia essere garantito che a condurre l’attività didattica siano messi in campo insegnanti all’altezza della situazione. È una garanzia che i responsabili di «Insieme» ritengono di dare fino in fondo.
«I docenti egiziani - dice la direttrice della scuola di via Ventura, Lidia Acerboni - sono garantiti dallo steso consolato del loro Paese. Quanto ai nostri italiani hanno alle spalle decenni di esperienza nella scuola statale italiana: sono andati in pensione e si sono impegnati con noi in questa sfida».