La scuola boccia il cibo-spazzatura: le nostre arance nelle macchinette

Più che eliminare le bibite gassate dai distributori automatici delle scuole, bisognerebbe eliminare le «mammerendine». La «mammarendina» è una particolare tipologia di madre con la dispensa sempre traboccante di brioscine farcite di ogni ben di dio (si fa per dire); tutta roba che poi finisce negli zaini dei più piccoli che, col passare degli anni, non smetteranno mai di essere dei «merendinodipendenti». Una dolce «droga» a base di pandispagna, glassature e creme varie dagli effetti amarissimi: baby obesi che, nella migliore delle ipotesi, diventeranno degli adulti in sovrappeso.
Ma per tentare di rendere la situazione meno «pesante», bisognerà pure cominciare da qualcosa. In Sicilia hanno pensato così di mettere al bando le bibite gassate nelle scuole. D’ora in avanti sull’isola gli studenti potranno infatti prelevare dai distributori solo spremute e succhi di agrumi prodotti a «chilometri zero». Lo prevede una norma approvata ieri sera dall’Assemblea regionale siciliana, inserita in un disegno di legge che contiene misure a sostegno delle imprese agricole e della pesca.
La norma che dà l’ostracismo alle bevande con le bollicine è stata presentata come emendamento dal capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, giustamente preoccupato dalla nuova emergenza nazionale: lo spread alimentare che rende i bambini italiani molto rischio rispetto ai coetanei tedeschi...
«Nei plessi scolastici di ogni ordine e grado ubicate nel territorio della Regione siciliana - spiega il testo di legge, con prosa fluida e per nulla burocratica - allo scopo di contrastare la crescente obesità giovanile è autorizzata la somministrazione presso i distributori automatici di spremuta di arance fresche, confezioni di frutta fresca tagliata e altre produzioni ortofrutticole siciliane. Nei distributori automatici è vietata la somministrazione di bevande gassate di ogni tipologia».
«Il nostro provvedimento - sottolinea l’assessore regionale per l’Istruzione, Mario Centorrino - si collega a due esigenze: l’introduzione di principi di educazione alimentare e l’orientamento verso modelli di consumo che privilegino prodotti siciliani». Insomma, addio a una bella Coca Cola o a un corroborante chinotto Sanpellegrino.
Ma i fan delle «macchinette automatiche» non si faranno certo intimidire. Del resto i «distributori», dai tempi del ragionier Fantozzi a quelli di Luca e Paolo di «Camera caffè», hanno fatto passi da gigante: roba che oggi, prima di scegliere il numero da pigiare, si rischia di perdere una mezz’oretta. Tante le opzioni possibili, forse anche troppe. Soprattutto i prezzi competitivi sono la chiave (anzi, la chiavetta) del successo della distribuzione automatica italiana, tra i pochi settori a non conoscere crisi, tanto da chiudere il 2011 in linea con il fatturato dello scorso anno pari a 2,4 miliardi di euro.
Sono oltre 2 milioni le «macchinette» installate in uffici, fabbriche, ospedali, luoghi di transito, 1 ogni 29 abitanti, utilizzate ogni giorno da 22 milioni di persone per un totale di 6,3 miliardi di consumazioni. Di sesso maschile (88%), studente tra i 14 e i 24 anni, il consumatore-tipo che alla «macchinetta», spende in media 1,05 euro al giorno soprattutto per acqua e bibite (33,2%), bevande calde (17,2%), snack dolci (14%), freschi (22,2%), snack salati (5,9%) e prodotti per la cura alla persona (7,5%).
«Un settore - si autoincensano quelli della Confida (associazione nazionale della distribuzione automatica) - che sa evolversi per varietà e qualità dei prodotti distribuiti, ma soprattutto nelle modalità di vendita basate su sistemi interattivi, dal touch screen, ai riconoscitori facciali, al mobile payment».
Alla fine, per selezionare un semplice cappuccino, sarà necessaria la laurea in ingegneria spaziale.