Scuola, boom per tempo pieno e «anticipo»

Solo il 2% degli istituti opta per le 27 ore. Il prossimo anno primina per 80mila bambini

Francesca Angeli

da Roma

L’anticipo a cinque anni e mezzo? In questo anno scolastico, 2005/2006 è stato scelto da 45.000 bambini e per il prossimo la cifra è addirittura raddoppiata, saranno 80.000 i piccoli ad entrare in prima senza aver compiuto i sei anni. L’inglese obbligatorio fin dalla prima elementare? Un milione di bambini in più lo studiano in classe con la loro maestra. I laboratori di informatica? Sono diventati 24.272 e c’è un computer ogni 10 alunni mentre nel 2001 il rapporto era di 1 a 28. Cifre, dati ai quali non si può certo ridurre la complessa realtà della scuola ma che sicuramente portano un segno positivo. Eppure quando a guardare la scuola è la sinistra vede sempre e soltanto il bicchiere mezzo vuoto. Non che l’Unione abbia le idee chiare sulla scuola. All’interno della coalizione guidata da Romano Prodi si va dalla richiesta di abrogare totalmente la riforma Moratti di Rifondazione alla posizione decisamente più morbida della Margherita. La rottura con radicali e socialisti si è consumata proprio sul finanziamento alle scuole private ritenuto inaccettabile dalla Rosa nel Pugno, tanto che Emma Bonino non ha firmato il programma.
La sinistra si accanisce nel tentativo di dimostrare che le novità contenute nella riforma rappresentano un fallimento e non hanno ottenuto il gradimento delle famiglie. Anche perché il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, ha già inaugurato la campagna elettorale a Milano per la conquista della poltrona di primo cittadino ed è dunque più che opportuno per l’opposizione demolire il suo lavoro di ministro.
Rappresenterebbe un fallimento ad esempio l’ingresso in prima anche a cinque anni e mezzo, tanto criticato dagli esperti della Quercia. Sarà per questo che in quattro anni l’adesione da parte delle famiglie è quadruplicata passando dai 25.000 del 2003 agli 80.000 del prossimo anno scolastico? Uno dei punti della Riforma più criticati dall’opposizione e dai sindacati è poi l’introduzione del tempo flessibile accompagnata dall’accusa martellante rivolta alla Moratti di voler abolire il tempo pieno. Abolizione inesistente visto che su 126.576 classi di scuola elementare soltanto il 2,33 per cento funziona con l’orario base, 27 ore settimanali, mentre il 72,9 per cento funziona con le 34 ore e il 24,8 con 40 ore. Stesso discorso per le ex medie. Anche qui quasi l’80 per cento delle classi ha scelto il tempo pieno.
Dati che dimostrano prima di tutto che l’orario a tempo pieno è garantito e che le famiglie si possono muovere con un più ampio ventaglio di scelte. Ma per la sinistra resta in piedi l’accusa: la Moratti voleva ridurre il tempo scuola a 27 ore ma le famiglie non hanno aderito.
Ancora una volta dal ministero spiegano che la Moratti non si è mai sognata di ridurre il tempo scuola delle elementari a 27 ore. «Nell’istruzione primaria - puntualizzano dal ministero - il tempo-scuola obbligatorio di 27 ore settimanali costituisce solo il modulo base sul quale si innestano gli insegnamenti e le attività opzionali (obbligatori per le scuole e gratuiti per le famiglie) nonché il tempo dedicato alla mensa e al dopo mensa per un totale di 40 ore settimanali». Per le medie, proseguono dal ministero «il tempo scuola obbligatorio è di 29 ore settimanali alle quali vanno aggiunte 4 ore di insegnamenti ed attività opzionali (obbligatori e gratuiti) più il tempo scuola dedicato alla mensa e al dopo mensa per un totale di 40 ore settimanali». E visto che tra gli obbiettivi prioritari della riforma, conclude il ministero, c’era «la flessibilità e la personalizzazione dei piani di studio, le scelte libere delle famiglie per il tempo scuola ampliato sono pienamente coerenti con la filosofia della riforma».