Scuola dei furbetti, corsa al diploma facile

Inchiesta. Sotto la lente gli istituti parificati e i certificati di residenza
fasulli per sostenere l’esame in altre regioni. Gli studenti non
frequentano quasi mai le lezioni ma pagano e arrivano alla maturità con
ottimi giudizi

Un diploma assicurato, e non per merito. È la scuola dei furbetti che già in occasione degli ultimi esami di Stato avevamo denunciato seguendo il percorso di interi pullman di candidati che lasciavano Milano per andare a sostenere gli esami presso scuole di altre città per «comprarsi» quel titolo di studio a cui non sarebbero mai arrivati seguendo un normale percorso di studi. La caccia al diploma facile è ripartita. Entro lo scorso 30 novembre dovevano essere presentate le domande per partecipare all’esame di Stato 2009, per quelli che stanno seguendo un regolare corso di studi, ma anche per i privatisti e per chi ricerca una promozione a tutti i costi. Per legge gli esami di Stato devono essere sostenuti nella propria città di residenza. Vediamo come i fannulloni riescono ad aggirare l’ostacolo: si presentano in un centro scolastico privato «di recupero» dove vengono promessi diplomi a prescindere dall’effettiva preparazione. «Basta che venga qui da noi qualche giorno la settimana, a qualsiasi ora – si sentono dire – e noi le organizziamo una spedizione presso una scuola dove potrà diplomarsi». Questi centri a loro volta sono collegati con scuole compiacenti distribuite su tutto il territorio nazionale, scuole quasi sempre paritarie, che provvederanno a tempo debito a rilasciare quella promozione che nessuna scuola normale rilascerebbe. Ma la regola della residenza? Nessun problema. La scuola che rilascerà il diploma procura un certificato di residenza in un convitto o presso una famiglia della zona, certificato che consente di presentarsi come candidato privatista. La domanda va presentata al provveditorato di quella zona con l’indicazione di tre scuole di preferenza dove poter sostenere gli esami. C’è però un’altra strada. Soprattutto per quegli studenti che devono recuperare due o più anni di corso. Gli stessi centri scolastici che organizzano questo tipo di operazioni provvedono a far conseguire ai loro studenti clienti l’idoneità all’ultima classe di un corso di studi. Un obiettivo che prescinde da tutti i controlli previsti per gli esami finali. Una volta in possesso di questa idoneità c’è libertà di iscrizione presso qualsiasi scuola italiana. Basta scegliere quella giusta, una di quelle cosiddette «a piramide capovolta», ossia quelle scuole in cui fino alla quarta c’è una sola classe di pochi alunni, poi in quinta ce ne sono tre o quattro. Qui basta che il nome figuri nel registro di classe, che una volta al mese ci si presenti per farsi dare un voto necessario a giustificare l’ammissione all’esame di Stato con un giudizio tanto positivo da metterti al riparo da qualsiasi rischio di essere bocciato. È così che l’anno scorso ottennero il diploma centinaia di studenti milanesi che figuravano iscritti e frequentanti presso scuole di diverse città del Centro o del Sud d’Italia, ma che in realtà continuavano a vivere nella nostra città. A vivere o a lavorare. Come una bidella in servizio presso una scuola statale milanese poi diplomata a Messina, o la donna che guidava un tram dell’Atm e che ha superato gli esami in una scuola di Lucca. Il mercato dei diplomi è più che mai fiorente. Come contrastarlo? Secondo le disposizioni in atto i candidati privatisti devono consegnare le domande di partecipazione all’esame direttamente ai provveditorati. Una disposizione emessa per evitare che le domande finiscano nelle scuole più accondiscendenti. Al candidato viene data la possibilità di indicare tre scuole in cui preferisce essere esaminato, ma è appunto il provveditorato che decide dove. E a questo punto basterebbe coinvolgere le scuole statali dove è più difficile trovare commissioni accondiscendenti.